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Train Man e il diario ritrovato

Ho letto il bell’articolo di Scalfari e qualche commento assortito al V-Day. Non se ne poteva fare a meno, in questi giorni era ovunque.

Che dire? Una volta sono andato a sentire Grillo. Non che sia riuscito a entrare in quello stracolmo centro congressi, ma ho ascoltato fuori, dove erano stati predisposti degli altoparlanti. Allora, sarà passato qualche mese, fui non poco stupito che ci fosse tanta gente ad ascoltare cose che o sapeva già oppure avrebbe potuto sapere con una regolare navigazione sul web e un salto ogni tanto in biblioteca. La questione cruciale è, ancora una volta, l’organizzazione delle informazioni. Grillo è figlio dei media di massa e il suo blog è un medium di massa, così come i suoi raduni. Inutile dire che la maggior parte dei blog, letteralmente weblog, ossia “diari sul web”, non sono media di massa. Potenzialmente sono raggiungibili da chiunque, ma non c’è nessuno disposto a leggerli tranne, forse, chi li ha scritti. Proprio come un diario. Proprio come questo blog.

La parola “blog” incute un po’ di timore, e i giornalisti di professione sanno come usare questi neologismi per incutere timore o stimolare la curiosità negli spettatori. Anche nel caso delle critiche alle iniziative di Grillo lo si è fatto. Peccato che questi eventi si concentrassero in un quadrante del sistema dei media che nulla ha a che vedere con i diari online, dove trionfa il megaschermo, il palco, e il leader. Dove trionfa, ancora una volta, la trasmissione verticale dell’informazione, la comunicazione uno a molti. Dove l’uno è quello che appare in televisione, e i molti sono quelli che stanno sotto a dargli ragione. Sotto il palco, oppure sotto il messaggio del leader in forma di commenti, il più possibili elogiativi e acritici. Sto parlando proprio del blog del comico, dove le forme di manifestazione del consenso per il dissenso raggiungono spesso il parossismo. Quanto fa bene un diario che conferma, asseconda e risolve sistematicamente i propri interrogativi? Un diario pienamente massificato corre il rischio di far perdere all’autore quella autoriflessività tipica della scrittura per sé. Nel diario ci scontriamo con i nostri limiti e con le nostre interpretazioni, e il silenzio che segue è parte dei nostri interrogativi. Il diario online introduce, nella sua forma più diffusa, risposte in numero limitato, temperate dalla vicinanza, amicale o di interessi, con l’autore. Il diario online massificato diventa invece un diario verticale, ottundente, risultato di una autoaffermazione compiaciuta dell’autore. Non è più luogo del dubbio, ma della certezza. L’autore non è più un nostro pari, ma l’uomo della provvidenza.


Ultimamente ho finito di leggere Train Man
(Densha Otoko). È un testo anonimo, la raccolta delle conversazioni di un forum detta log (anche qui, diario) su un ragazzo giapponese che tenta di superare la sua timidezza con l’aiuto di un forum per single. Anche qui, una comunità si focalizza su un singolo, ma ci troviamo agli estremi opposti nell’uso del web. Train Man chiede consiglio ai suoi compagni del forum, ma è artefice delle proprie scelte. L’anonimato copre le identità sua e dei frequentatori del forum proprio per evitare sconfinamenti dal mondo del forum, ossia dell’autoriflessività, al mondo dell’arbitrio personale. Non c’è qui una distinzione fra mondo “reale” e mondo “virtuale”, ma fra azione e riflessione, fra risposta ed interrogativo e Train Man rimarrà sempre “Uno di noi” (in giapponese Nakano Hitori), lo pseudonimo collettivo che userà chi trascriverà il diario di Train Man e dei suoi compagni. Train Man non è un infausto uomo della provvidenza: rimane “uno di noi”, un pari, proprio perché separa la riflessione su sé dalla propria azione.

Posted by echo on Set 19th 2007 | Filed in ordinario, approfondimento | Commenti (3)

Videogiochi e guerra

Su le Monde Diplomatique allegato questo mese con il Manifesto segnalo (più che altro mi segno) un articolo interessante a firma di Tony Fortin, caporedattore di Planetjeux.net. Il succo dell’articolo è che i videogiochi a tema bellico finiscono per rispecchiare l’unilateralismo nelle relazioni internazionali della “superpotenza solitaria”, accoppiato a riduzioni in macchiette del nemico: sovietici che non possono che ubriacarsi di vodka, governi dell’america latina sempre e comunque criminali nelle loro rivendicazioni nazionali, abuso della figura del terrorista islamico come nemico ideale e passaggio delle forze paramilitari da nemici a potenziali alleati.

In questo Fortin vede una netta cesura fra la rappresentazione del mondo bipolare e quello unipolare, dove i videogiochi hanno finito (questa l’accusa) per replicare acriticamente l’ordine mondiale esistente, nella forma più consona al pensiero delle classi dominanti (per gli Stati Uniti Fortin indica il neoconservatorismo).

Gli attentati di New York e Washington segnano in questo una netta separazione fra titoli quali Command & Conquer: Red Alert (Westwood Studios, 1996), in cui si poteva aderire all’una o all’altra superpotenza mondiale, e titoli più recenti (cui non ho giocato).

Estendendo il discorso di Fortin, c’è tutta una serie di videogiochi strategici basati su dualità bene / male: Arm contro Core in Total Annihilation (1997), Global Defense Initiative contro Brotherhood of Nod (C&C, 1996) e addirittura triadi come Atreides contro Hakronnen contro Ordos in Dune 2 (Westwood Studios, 1992). La conclusione di Fortin è che oggi invece l’unilateralismo e la semplificazione degli schieramenti domini.

Non posso smentire o confermare le tesi di Fortin, proprio perché ho smesso di giocare a questo tipo di giochi al mutare del paradigma dominante. Il massimo grado di perfezione nei giochi strategici di un mondo complesso basato sul bilanciamento delle forze non posso che ricondurlo a Sid Meier’s Alpha Centauri (Firaxis Games, 1999).

In ”Alpha Centauri” allo “scontro di civiltà” si sostituisce uno scontro fra sette fazioni politiche risultanti da una scissione dell’equipaggio di un’astronave giunta nel sistema stellare binario di Alpha Centauri. Ma gli umani non sono soli, e incontreranno forme di vita sconosciute su un pianeta che sembra ostile.

Proseguendo con il gioco, però, si scopre che queste forme di vita aggressive non sono altro che anticorpi planetari che hanno reagito all’assalto alle risorse naturali del pianeta da parte dei nuovi arrivati. Chi apprenderà a rispettare il pianeta potrà addirittura controllare queste forme di vita per lanciarle contro gli avversari umani oppure semplicemente per evitare che attacchino i propri insediamenti.

A differenza dei titoli segnalati di Fortin, Alpha Centauri rappresentava un mondo complesso, in cui la politica fra le fazioni passava per il Planetary Council (Consiglio Planetario) dove era possibile votare delle mozioni valide per tutti, una sorta di Assemblea Generale.

Di più, nessuna fazione riusciva ad agire da sola: il giocatore era motivato a stringere accordi commerciali per finanziare la ricerca e sviluppo, e a adattare alle esigenze del momento l’assetto istituzionale della propria fazione scegliendo caratteristiche confacenti ai propri programmi, anche se il cambio di un governo era troppo meccanico e il leader della fazione finiva per essere praticamente un monarca assoluto.

Per ora la chiudo qui, ma è un argomento che mi interessa parecchio. Riporto qui di seguito alcuni link utili segnalati nell’articolo di Le Monde Diplomatique:

Posted by echo on Lug 14th 2007 | Filed in politica, media, approfondimento, computer | Commenti (0)

Energia

Mentre pranzavo ho seguito un pezzo della trasmissione di Augias sull’energia. Questi riprende una signora: “Non avete voluto il nucleare allora…” (più o meno con quelle parole). Come se farsi mettere una centrale a carbone nel giardino di casa fosse un atto di dovuta obbedienza allo Stato nazionale che si prende, benevolo, cura dei propri cittadini tramite i loro rappresentanti. La signora e le sue vicine fanno invece benissimo a lamentarsi, dal momento che i suoi rappresentanti vivono in un mondo parallelo fatto di congressi di partito e retorica antipolitica, un divertente ossimoro. Ma dopo che anche la Spagna, sotto il giogo di un regime tirannico fino a qualche decennio fa, ci ha superato praticamente in ogni campo, anche la voglia di ridere è passata.

Che cattivi i movimenti NIMB. Se ti costruiscono in giardino una centrale a carbone che abbatterà il valore della casa su cui hai investito i risparmi di una vita, devi sacrificarti per il bene comune, ignorando tutti i principi economici che, dal lato dei produttori, devi invece sempre accettare perché “è il mercato”.

Se siamo così indietro, significa che qualcuno non sta facendo il proprio lavoro, oppure che ha perso la capacità di agire. In ogni caso siete impotenti, cari rappresentanti dello stato nazionale. E la gente si riprende la propria rappresentanza. In modo viscerale e particolarista? Chissà che non abbiano seguito il vostro esempio. Quindi non esagerate con la questione delle “decisioni irrevocabili” che vanno prese perché il mondo ci guarda. Il mondo guarda l’Europa (se va bene) e voi non volete farcela vedere perché in quel quadro sareste solo un dettaglio.

È francamente intollerabile che questioni di entità simile vengano dibattute all’interno dello Stato nazionale. La politica energetica è qualcosa che riguarda come minimo l’Europa intera, che dovrebbe averne una comune.

Volete reintrodurre il nucleare?
Bene, che si faccia un referendum europeo in tema, che chieda ai cittadini europei se questa sia una scelta che accettano o meno, e che vincoli i 27 paesi membri alla decisione presa per (diciamo) il prossimo mezzo secolo.

Dal momento che una cosa del genere non passa neppure per l’anticamera del cervello ai governanti, significa che il vero problema non sono i NIMB, ma la scarsa considerazione che i cosiddetti leader politici hanno dei propri elettori. Una bella svegliata gliela potrebbe dare un forte movimento popolare europeo che dica semplicemente “Voi, rappresentanti dello Stato nazionale, non riuscite a decidere su quasi nulla che ci interessi. Siete minuscoli, ci siete d’intralcio. Chiediamo un forte parlamento europeo che sappia fare quello che voi siete incapaci di fare da decenni.”

Ma anni di un’Europa burocratizzata ci fanno rabbrividire di fronte a quello che invece dovrebbe essere il fine ultimo dell’unità europea. Personalmente sarei molto più tranquillo se la politica energetica, economica e di difesa fossero gestite da un rappresentativo parlamento europeo, piuttosto che da questa piccolezza che è il nostro parlamento italiano. Non è solo dando agli enti locali nazionali parte dei poteri dello stato nazionale che si attua il federalismo, ma anche e soprattutto trasferendo reali poteri politici al parlamento europeo.

Sarei invece non solo tranquillo, ma felicissimo, se ci fosse anche un sistema scolastico europeo che formi in maniera molto più simile di quanto non faccia i cittadini dal Portogallo alla Bulgaria, dalla Norvegia all’Italia. Un sistema formativo che non cambi ad ogni governo nazionale, ma garantisca quella omogeneità e stabilità necessaria per porre le basi di una genuina cittadinanza europea.

Posted by echo on Apr 16th 2007 | Filed in politica, TV, approfondimento | Commenti (0)

Grandi narrazioni commerciali

Scegliere l’argomento per la tesi è una grana. Ho scelto di tentare di trattare la wikipedia italiana, vedrò cosa ne saprò tirare fuori.

Se dovessi invece descrivere in due punti un altro argomento interessante direi:

  1. Concentrazioni industriali nel campo dei media (TV e Internet)

    Parlo delle fusioni e delle parte a livello internazionale, delle attività differenziate di aziende come la SONY, di imperi come la News corp. di Murdoch, non certo dei casi domestici alquanto ridicoli, sebbene significativi, in paragone.

  2. Narrazioni commerciali: le nuove grandi narrazioni?

    Le grandi narrazioni del mondo saranno morenti, ma ho la netta impressione che il mercato culturale ne abbia forgiate di nuove, funzionali ad esso, forse depotenziate piccole narrazioni del mondo spalmate però su più mercati e più media. Che cosa dire di un fenomeno come quello di Star Wars, resuscitato nei tre episodi dei prequel ma sempre tenuto in vita da giocattoli, costumi, videogiochi. Oppure dei cartoni che non fanno in tempo ad essere messi in onda che hanno già i relativi gadgets sugli scaffali degli ipermercati, insieme piazze e cattedrali della nostra epoca. Ma non sempre la TV apre la strada, ed ecco il libro: dal passato (Il Signore degli Anelli), dal presente (Harry Potter).

Le grandi narrazioni attaccano in un ultimo colpo di coda le loro immediate rivali chiamando lo scontro di civiltà, forse il loro ultimo grido di battaglia prima che le narrazioni commerciali prendano (ed in parte l’hanno già fatto) il loro posto.

Le nuove grandi narrazioni finiscono, attualmente, per essere sfruttate direttamente o indirettamente da concentrazioni nel campo dei media, ed il controllo sulla narrazione passa tramite la forza delle leggi sulla proprietà intellettuale, intesa nel senso più restrittivo del termine. Ma La diffusione illegale di contenuti è accettabile fino a che si tratta di acquisire una quota dominante in un mercato che non ha i mezzi per affrontarne l’acquisto ed intanto (e soprattutto) spianare la strada con le proprie narrazioni, che si affiancheranno a quelle tradizionali sperando di inglobarle mano a mano e poi sopraffarle.

Può esistere comunione all’interno di una narrazione commerciale in un mercato basato però sul consumo individuale? Nelle conventions dei fan c’è una iniziale risposta, cioè la comunione è funzionale al consumo, ne è il motore. E la bellezza di questo sistema è che gli interessati ne sono consapevoli, conoscono ed accettano le regole del gioco.

Va da sé che una tesi su un accrocchio di idee confuse come queste sarebbe stata impraticabile, perché mette in mezzo di tutto, ed io sono particolarmente debole sul fronte filosofico per poter affrontare con una minima speranza di successo questo tema. Non ho cercato qualcosa che approfondisca maggiormente l’argomento delle narrazioni commerciali, come le ho più o meno propriamente descritte, ma credo che possano davvero ambire a sostituire una parte delle funzioni delle grandi narrazioni. Resta da vedere quali rischi, e benefici, ne seguiranno.

Posted by echo on Apr 1st 2006 | Filed in media, approfondimento | Commenti (0)

Piemonte: dalla grande industria alle PMI

Comunità produttive geograficamente contigue, composte da piccole e medie imprese concentrate su brevi cicli produttivi di un numero di prodotti ristretto.

Questa una prima definizione di quello che penso possa essere un distretto tecnologico nella realtà italiana.

La mia attenzione si concentra all’area compresa fra Torino e Ivrea, sedi storiche di due colossi dell’industria italiana: la FIAT e la Olivetti. Di questa non rimane più tanto, oltre alla storia. Le attività rimanenti sono passate a Tronchetti Provera nel 2001. La produzione di PC fu ceduta alla Piedmont computer (Gottesmann) nel 1997, che passò poi di mano fino a che la produzione nello stabilimento di Scarmagno è cessata del tutto ed i lavoratori mandati a spasso.

Alcuni tecnici e dirigenti Olivetti sono presumibilmente andati a costituire piccole imprese del medesimo campo o ad aggregarsi a quelle esistenti.

Questo passaggio dal dominio della grande industria alla rete di piccole e medie imprese ed il conseguente afflusso di capitale umano dal primo modello al secondo è un fenomeno interessante.

Fuori dal Canavese, Alenia Spazio, che contribuisce con diversi elementi (ad es. i MPLM, l’ATV, i nodi 2 e 3, il laboratorio Columbus) alla costruzione della Stazione Spaziale Internazionale, è un caso estremamente interessante di industria ad alta tecnologia.

La domanda che mi pongo è: crollata l’Olivetti, con la FIAT in crisi, potranno le piccole e medie imprese insieme ai resti delle grandi imprese realizzare concretamente, su basi paritarie, un ambiente di cooperazione scientifico, tecnologico e culturale per risollevare le sorti di questo territorio?

Vanno operate velocemente le giuste scelte, e le pubbliche istituzioni vi devono contribuire, investendo, fra le altre cose, nella formazione superiore (università e politecnici) pubblica.

Posted by echo on Ago 19th 2005 | Filed in approfondimento | Comments Off