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Ultimo ricevimento

Il 23 dicembre cadeva di venerdì. Nei corridoi dell’università il
solo, sonnolento ronzio dell’aria condizionata. Si stiracchiò sulla sedia
cercando di capire quanto fosse passato da quando era arrivato. Si era
perso nei suoi pensieri cosa che, quando era da solo, gli capitava di
frequente.

― Riceve anche oggi? Il professore, dico.

Non l’aveva sentita arrivare.

― Sì, certo, sto aspettando che arrivi.

― Meno male! È che gli spedisco sempre le versioni della tesi, ma
discuterne a quattr’occhi è tutt’altra cosa.

― Anch’io sono qui per lo stesso motivo! Oh, sono Federico.

― Chiara.

― Dunque anche tu all’ultimo anno? Non mi pare di averti vista ai corsi.

― Per la verità non ho frequentato molto ultimamente.

Continuarono così per diversi minuti, davanti alla porta dell’ufficio
del professore. Le loro voci riecheggiavano sull’intonaco cadente
del corridoio senza incontrare altre orecchie. Dato che il professore
non arrivava, continuando a parlare ad entrambi si era seccata la bocca.
In fondo al corridoio, erano così andati alla macchina del caffè,
proseguendo il loro discorso. Sulla tesi ― avevo pensato anch’io di
trattare Giddens, ma poi ho lasciato stare ― sul professore ― fino
adesso mi ha seguito molto bene, ho fatto bene a sceglierlo come
relatore! ― fino ad arrivare ad un episodio comune di tempo prima.

― Ma certo, allora ci siamo visti là, saranno passati undici, no,
dodici anni fa.

― Sono andata in colonia solo quell’anno. Quando dovevo partire non
volevo salire sul pullman, e quando era ora di tornare non volevo
più andare via!

Una piacevole conversazione, come non gliene capitavano da tempo. Quanto
avevano parlato? La fioca luce proveniente dalle finestre impolverate
aveva cambiato inclinazione, diventando più pallida. Il professore
sarebbe dovuto arrivare da un pezzo. Guardò il bicchiere di carta vuoto,
incrostato di zucchero. Come era strana l’università così. Vuota,
sembrava ammonirlo di tutti gli insuccessi, monumento all’insensatezza di
quel procedere senza uno scopo preciso, e lui solo ad attendere. Ecco,
ancora divagava.

Non aveva fiatato mentre cadde in quel silenzio assorto, ma sollevando lo
sguardo la sua compagna se n’era andata. Sopra il vetro della porta
smerigliata dell’ufficio, un foglio A4 ricordava.

 In occasione delle festività invernali il ricevimento
 studenti è sospeso.
 Il ricevimento riprenderà regolarmente dal 12 gennaio p.v.
						prof. Dusoni

Raccolse la giacca e lo zaino e si diresse all’uscita. Gettò il bicchiere
nel cestino vuoto vicino alla porta. Anche oggi non ho concluso niente,
pensò mentre il freddo gli attraversava le orecchie. Dopodomani è
Natale, è sempre la stessa storia.

Un netturbino spazzava il marciapiede ingombro di foglie di fronte
all’edificio.

Posted by echo on Feb 26th 2006 | Filed in racconto | Commenti (2)