In Francia e Olanda le classi dirigenti hanno avuto il coraggio di sottoporre a consultazione referendaria. In Italia non c’è stata data questa possibilità .
Leggendo la Stampa di oggi ho trovato un bell’articolo di Mikhail Gorbaciov sull’argomento, ed egli lodava di aver lasciato alla gente questa decisione. Evidenziava anche il fatto che siano stati gli indirizzi neo-liberali […] ad aver prodotto le incrinature più profonde
. Assolutamente vero.
Il “Buongiorno” di Gramellini parla del cambio di strategia del presidente del Consiglio Berlusconi nell’utilizzare come arma elettorale i malcontenti anti-euro sull’aumento del costo della vita (perché alla fine di questo si tratta) contro l’ex presidente della Commissione Europea Romano Prodi. Berlusconi addita i tecnocrati, euroburocrati e via dicendo: l’arma però se la tiene in caldo, ed ha sempre aborrito un referendum in Italia per l’approvazione del Trattato Costituzionale europeo. Anche perché ne è stato uno degli attori.
La linea sembra confusa, ma è mia opinione personale che sia invece limpidissma. Analogamente con il referendum sulla procreazione assistita, ai cittadini deve essere impedito di prendere decisioni specifiche. Possono esprimersi su chi siano i propri rappresentanti, ma le decisioni le prende la classe dirigente. Proprio quel tipo di burocrazia procedurale che Berlusconi attacca in Europa, egli la promuove in Italia.
Questa nuova strategia populista si rifà un po’ al modello del neo-conservatorismo americano, con l’espressa ostilità verso il governo federale, anche quando lo si governa.
Al contempo, Berlusconi promuove in Italia le medesime ricette neo-liberali concause della disillusione verso un Europa troppo economica e poco politica.
Il mix può far presa sull’elettorato delle fasce deboli ed al contempo tentare di soddisfare le fasce abbienti.
Sempre sulla Stampa leggo che un sondaggio condotto dall’Eures dà la volontà di ritorno alla Lira da parte degli intervistati al 26,8%, mentre il 60% sarebbe per mantenere l’Euro. Più interessante è vedere che sono le fasce meno scolarizzate e meno abbienti a desiderarne il ritorno con il 34,9% mentre tra i laureati si scende al 17,4%.
Fra i politici, chi parla esplicitamente di ritorno non è praticamente nessuno. Una ipotesi del genere è un’assurdità inconciliabile con il processo di interdipendenza europea avviata dalla costituzione della Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio nel 1951, e questo i politici lo sanno. Nulla, fuorché la propria morale, gli impedisce però di sfruttare il malcontento popolare per istituzioni sentite lontane per mantenere o guadagnare il potere.
L’Unione Europea è piena di problemi, ma è il modo che abbiamo trovato per evitare ulteriori spargimenti di sangue dopo esserci massacrati in due conflitti mondiali che ci hanno condotto sull’orlo del suicidio politico ed economico.
Disfare l’Europa non è bene. Fomentare il risentimento antieuropeo fra i cittadini per perseguire i propri scopi mentre gli si impedisce di esprimersi in proposito è pericoloso. Una pentola senza coperchio, in cui si rischia, per mancanza di alternative, che i cittadini passino da una espressione democratica che gli è negata alla violenza politica.
Anche nela battaglia referendaria sulla fecondazione assistita (legge 40) si assiste allo spettacolo osceno per impedire l’espressione del voto popolare. Sulla stessa Stampa, a pagina 20 c’è un’inserzione in cui campeggia la scritta, nero su bianco IO NON VOTO e più in basso, bianco su nero SCEGLI DI (scritto più piccolo) NON VOTARE (scritto più grosso).
A pagina 2 il prof. Antinori, del quale non ho condiviso le prassi di ricerca nel passato, parla giustamente della campagna del non-voto come antica e pericolosa pratica politica adottata nel periodo precedente alla nascita del fascismo
e di indecorosa campagna
. Parla anche di come sia possibile esprimersi in tre modalità .
A parer mio, tali modalità sono più che sufficienti: Sì, a favore dell’abrogazione; No, a favore del mantenimento; scheda bianca, per esprimere dissenso verso la sottoposizione del quesito specifico.
La quarta modalità , il non voto, è un rifiuto non della consultazione referendaria in sé, ma del sistema dei referendum come modalità di espressione popolare diretta.
Va detto che tale posizione non credo vada vietata. I partiti politici, però, non dovrebbero farsene sostenitori per necessità di rigore morale superiore. Perché incitare la gente a non votare è l’inizio di un cancro che può distruggere l’intero sistema democratico. Prima alcuni referendum, poi magari le europee, poi le politiche. Fare dell’astensione un dogma per rifiutare il sistema democratico in sé, magari pensando così di far sentire più forte la propria voce quando invece ce la togliamo.
Sarebbe ironico che i partiti democratici, dopo la vittoria delle democrazie sui totalitarismi del XX secolo, contribuissero a instaurare una forma democrazia formale permeata di populismo in cui la coercizione lascia spazio alla libertà di essere passivi di fronte ad un sistema di sistematica esclusione.
Credo che questa sia una linea di tendenza che è non è impossibile che si avveri. Il modo migliore per impedirne la realizzazione e che ai cittadini italiani, europei, reclamino il diritto ad esprimere le proprie opinioni all’interno del sistema democratico per salvarci dalla violenza politica che nel secolo scorso ha incatenato i nostri avi.
Gli estremismi isolati fioriscono, mentre ad una buona democrazia pluralista dovrebbe piacere la luce del sole ed il sano confronto.