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Deadlock holiday

Potrei replicare il collages che approntai canzonando la Grosse Koalition tedesca. A quanto sembra avremo la camera al centrosinistra, il senato al centrodestra. La parola “governabilità” sparisce dal nostro dizionario politico, grazie anche alla nuova legge elettorale. Anche se mi sento più proporzionalista che maggioritario, dato che il proporzionalismo è cultura comune nell’Europa continentale, direi che gli effetti di questa specie di ibrido (poiché si rimane in un’ottica di maggioritario applicando però il proporzionale) sono stati disastrosi, sempre che l’intenzione del legislatore fosse permettere maggiore governabilità e maggioranze coese.
Staremo a vedere. Una serie di riforme importanti saranno però molto più difficili da fare ora più di prima: sempre che non si trovi un accordo trasversale fra i partiti principali delle due coalizioni che fino a ieri si sono gettati veleno addosso.
Durante la maratona elettorale su La7 è andato in onda una sorta di blob che profilava l’orrorifico pareggio, con tanto di scena alla notte dei morti viventi. Lasciatemi sperare in qualcosa di meglio di un governo-zombie. Perché non vorrei ritrovarmi fra qualche mese a dover intitolare un post Don’t Cry for Me Argentina.

Posted by echo on Apr 11th 2006 | Filed in interni | Commenti (0)

Leggendo la Stampa

In Francia e Olanda le classi dirigenti hanno avuto il coraggio di sottoporre a consultazione referendaria. In Italia non c’è stata data questa possibilità.
Leggendo la Stampa di oggi ho trovato un bell’articolo di Mikhail Gorbaciov sull’argomento, ed egli lodava di aver lasciato alla gente questa decisione. Evidenziava anche il fatto che siano stati gli indirizzi neo-liberali […] ad aver prodotto le incrinature più profonde. Assolutamente vero.
Il “Buongiorno” di Gramellini parla del cambio di strategia del presidente del Consiglio Berlusconi nell’utilizzare come arma elettorale i malcontenti anti-euro sull’aumento del costo della vita (perché alla fine di questo si tratta) contro l’ex presidente della Commissione Europea Romano Prodi. Berlusconi addita i tecnocrati, euroburocrati e via dicendo: l’arma però se la tiene in caldo, ed ha sempre aborrito un referendum in Italia per l’approvazione del Trattato Costituzionale europeo. Anche perché ne è stato uno degli attori.
La linea sembra confusa, ma è mia opinione personale che sia invece limpidissma. Analogamente con il referendum sulla procreazione assistita, ai cittadini deve essere impedito di prendere decisioni specifiche. Possono esprimersi su chi siano i propri rappresentanti, ma le decisioni le prende la classe dirigente. Proprio quel tipo di burocrazia procedurale che Berlusconi attacca in Europa, egli la promuove in Italia.
Questa nuova strategia populista si rifà un po’ al modello del neo-conservatorismo americano, con l’espressa ostilità verso il governo federale, anche quando lo si governa.
Al contempo, Berlusconi promuove in Italia le medesime ricette neo-liberali concause della disillusione verso un Europa troppo economica e poco politica.
Il mix può far presa sull’elettorato delle fasce deboli ed al contempo tentare di soddisfare le fasce abbienti.
Sempre sulla Stampa leggo che un sondaggio condotto dall’Eures dà la volontà di ritorno alla Lira da parte degli intervistati al 26,8%, mentre il 60% sarebbe per mantenere l’Euro. Più interessante è vedere che sono le fasce meno scolarizzate e meno abbienti a desiderarne il ritorno con il 34,9% mentre tra i laureati si scende al 17,4%.
Fra i politici, chi parla esplicitamente di ritorno non è praticamente nessuno. Una ipotesi del genere è un’assurdità inconciliabile con il processo di interdipendenza europea avviata dalla costituzione della Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio nel 1951, e questo i politici lo sanno. Nulla, fuorché la propria morale, gli impedisce però di sfruttare il malcontento popolare per istituzioni sentite lontane per mantenere o guadagnare il potere.
L’Unione Europea è piena di problemi, ma è il modo che abbiamo trovato per evitare ulteriori spargimenti di sangue dopo esserci massacrati in due conflitti mondiali che ci hanno condotto sull’orlo del suicidio politico ed economico.
Disfare l’Europa non è bene. Fomentare il risentimento antieuropeo fra i cittadini per perseguire i propri scopi mentre gli si impedisce di esprimersi in proposito è pericoloso. Una pentola senza coperchio, in cui si rischia, per mancanza di alternative, che i cittadini passino da una espressione democratica che gli è negata alla violenza politica.

Anche nela battaglia referendaria sulla fecondazione assistita (legge 40) si assiste allo spettacolo osceno per impedire l’espressione del voto popolare. Sulla stessa Stampa, a pagina 20 c’è un’inserzione in cui campeggia la scritta, nero su bianco IO NON VOTO e più in basso, bianco su nero SCEGLI DI (scritto più piccolo) NON VOTARE (scritto più grosso).
A pagina 2 il prof. Antinori, del quale non ho condiviso le prassi di ricerca nel passato, parla giustamente della campagna del non-voto come antica e pericolosa pratica politica adottata nel periodo precedente alla nascita del fascismo e di indecorosa campagna. Parla anche di come sia possibile esprimersi in tre modalità.
A parer mio, tali modalità sono più che sufficienti: Sì, a favore dell’abrogazione; No, a favore del mantenimento; scheda bianca, per esprimere dissenso verso la sottoposizione del quesito specifico.
La quarta modalità, il non voto, è un rifiuto non della consultazione referendaria in sé, ma del sistema dei referendum come modalità di espressione popolare diretta.
Va detto che tale posizione non credo vada vietata. I partiti politici, però, non dovrebbero farsene sostenitori per necessità di rigore morale superiore. Perché incitare la gente a non votare è l’inizio di un cancro che può distruggere l’intero sistema democratico. Prima alcuni referendum, poi magari le europee, poi le politiche. Fare dell’astensione un dogma per rifiutare il sistema democratico in sé, magari pensando così di far sentire più forte la propria voce quando invece ce la togliamo.
Sarebbe ironico che i partiti democratici, dopo la vittoria delle democrazie sui totalitarismi del XX secolo, contribuissero a instaurare una forma democrazia formale permeata di populismo in cui la coercizione lascia spazio alla libertà di essere passivi di fronte ad un sistema di sistematica esclusione.
Credo che questa sia una linea di tendenza che è non è impossibile che si avveri. Il modo migliore per impedirne la realizzazione e che ai cittadini italiani, europei, reclamino il diritto ad esprimere le proprie opinioni all’interno del sistema democratico per salvarci dalla violenza politica che nel secolo scorso ha incatenato i nostri avi.
Gli estremismi isolati fioriscono, mentre ad una buona democrazia pluralista dovrebbe piacere la luce del sole ed il sano confronto.

Posted by echo on Giu 4th 2005 | Filed in interni, stampa | Comments Off

In capo a niente

Una scena tristissima a Markette: Giuliano Ferrara in collegamento da Roma attacca Gad Lerner e Chiambretti sul fatto che siano tristi, pallidi e ne diagnostica evidente depressione. Salta fuori anche il nome di uno psichiatra, che Lerner tira in ballo cadendo nel trappolone tedioso del Ferrara.
Ferrara ripete il mantra della depressione più e più volte: perché, come disse qualche tempo fa il nostro Presidente del Consiglio citando il ministro della propaganda del partito nazionalsocialista Goebbels, una menzogna ripetuta più volte diventa verità.
Fa di più: violando sistematicamente le regole di buona educazione televisiva che tanto professa nel suo studio a “Otto e Mezzo”, si rifiuta di interlocuire con lo studio buttandola sul becero attacco personale alla cera dei due.
Se l’avesse fatto un ospite nella sua trasmissione, soprattutto con quella insistenza noiosa, Ferrara si sarebbe un’attimino irretito.
Qual’era il punto che tanto interessava tutti? L’assoluzione del Presidente (termine 1:N che evita di ripetere le diverse cariche ricoperte dallo stesso) nel caso SME.
Danno collaterale è l’esplosione di gonadi degli spettatori in studio, che ad un dato punto del mantra depressivo hanno scatenato un “Ohhhh” che Ferrara forse sperava arrivasse prima.
Funari sul gioco fine si perde un poco, ma sotto il fuoco d’artiglieria dà il meglio, interviene, e, come seconda battuta dopo una prima domanda in punti chiara (ma a cui nessuno ha dato risposta) dice più o meno queste parole: ma non vi è mai passato per la testa che di questo a noi italiani non ce ne frega un cazzo? Giubilo del pubblico. Il dramma di questa battuta facilona è che era appropriata e sensata in quel contesto. Il primo intervento culminava con la domanda se l’assoluzione facesse al Presidente potesse fare più male che bene.
In definitiva, Lerner e Ferrara si stavano scannando per difendere i rispettivi Capibranco che si sono candidati nel remake (ricorrente dopo dieci anni esatti dall’uscita nelle sale del primo, 1996) di quello che noi entusiastici cittadini italiani dovremmo ritenere massima espressione del nostro sistema democratico, la scelta dei nostri rappresentanti. Sì, sì, rappresentanti, non rappresentante.
Perché votiamo deputati e senatori i cui nomi il più delle volte non abbiamo mai sentito nominare: ma ne conosciamo i Capibranco, e allora perché non eleggere direttamente i capibranco?
Perché non unire tutti i branchi che vogliono spartirsi il medesimo territorio trovando un unico capobranco?
E perché, se le scelte all’interno di due branchi che si contrappongono portano all’emersione di un capobranco, perché non fare in modo che il capobranco comandi tutto, che ci si affidi totalmente a lui quando il territorio sarà strappato da una delle due Alleanze di cani all’altra?
Perché i cani che hanno scelto il capobranco volevano contare essi stessi. Perché il capobranco è mero portavoce, non una guida.
Perché il capobranco ha due occhi, e l’alleanza dei cani molti, e molte sensibilità.
Perché allora ridurle in una casella alternativa, un plebiscito sul governo uscente?

La posta in gioco è in realtà differente: limitandosi alla scelta del capobranco si opacizzano i processi reali…

Posted by echo on Dic 11th 2004 | Filed in interni, TV | Comments Off

ReporTV

Questo venerdì l’argomento di Report, trasmissione TV settimanale di approfondimento, erano le privatizzazioni. In sostanza si sono sottolineate le evidenti storture di un sistema che dai monopoli statali è passato ai monopoli privati. In alcuni di questi, per la verità, lo Stato (tramite il Tesoro) è doppiamente investito del ruolo di controllore, che dovrebbe tutelare i consumatori da tariffe spropositate, e di controllato, nel quale, come azionista, ha tutto l’interesse che tali tariffe rimangano alte, al fine tra l’altro di ridurre il debito pubblico.
Sembrerebbe si sia passati da un sistema da «Unione Sovietica», come nel servizio veniva riportata la situazione dell’IRI fino agli Anni 80, verso un modello, dico io, da megacorporazioni di un testo Cyberpunk, un po’ Blade Runner un po’ Syndacate (per chi ricorda il gioco), con la Stradale costretta a sbattere fuori dall’autostrada i giornalisti sgraditi. Forse i paragoni sono un po’ ridicoli, ma la sostanza è che vi sono comparti nazionali essenziali che sono stati sganciati dallo Stato ai privati nel nome della libera concorrenza, mentre l’obiettivo per quest’ultimo era far cassa, e gestiti da chi si diceva volesse la concorrenza come se fosse un monopolista statale.
Qui finisce una specie di riassunto sconclusionato misto ad interpretazioni personali della puntata di Report. Viene da pensare come questi grandi gruppi ex-statali, ora superpotenze industriali possano influire sulla politica italiana. Inutile dire che già influiscono, ma quale sarà il prossimo passo? Ho una mezza idea, ma è non è formulata su nessuna base concreta. Ipotesi, paura, racconto, non so come possa chiamarsi, ma prendetelo come un gioco.

Un grande gruppo deve garantirsi dei canali privilegiati con il mondo politico, ed un (numericamente) grande partito di governo può essere un ottimo referente. Tali partiti attualmente devono, per poter diventare forze di governo, devono allearsi con partiti più o meno contigui alla propria area ideologica e/o di interessi. La situazione è certamente un po’ difficile da mantenere, come difficile è mantenere un oligopolio senza che i suoi membri tentino di fare troppo i furbi. Il mercato da spartire sarebbe qui il bacino di voti (e la stessa identità) di una certa area politica. Mettiamoci allora anche qui un bel monopolio, due bei blocchi ognuno dei quali raccolga tutto quello che cè in una data area politica. Quelli che sono partiti di coalizione diventino correnti di un Partito Unico di un area. Il parlamento dovrà essere diviso in due partiti unici che tutelino gli interessi di gruppi industriali differenti, dotati di mezzi di comunicazione mainstream che ne divulghino il verbo (o le interpretazioni secondo lo stesso di ciò che accade). I referenti possibili diventano due, al cui interno poi si potrà giocare con le correnti; cosa più importante, gli altri spariscono dal mercato. Chi prova, potrà al massimo avere ruoli marginali. Perché il meccanismo sia ben oliato, bisogna che i finanziamenti ai partiti siano sempre più proporzionali all’effettivo incameramento di voti, in modo tale da avere un decente cambio di guardia al governo, ed investimenti maggiori nel sistema politico. Serve molta gente indecisa, meglio se indecisa fino all’ultimo, perché in tali condizioni avrà meno possibilità considerare con una prospettiva un po’ ampia ciò che sta facendo. E forse sarà un po’ più malleabile. Si passa in sostanza da una sorpassata concezione di Partito Unico come espressione di interessi omogenei di un gruppo di potere ristretto che lo impone con la forza al resto del proprio territorio, ad una alternativa binaria che rende omogenei gli interessi all’interno dei propri gruppi e simmetriche e complementari le rispettive posizioni. L’inerzia del sistema riproduce il sistema stesso.

È stato un giochetto interessante, forse solo un mucchio di balle. Un quasi-racconto di quello che non vorrei che accadesse perchè, con tutto il rispetto per chi non la possa pensare come me, il valore della democrazia è qualcosa di più dell’essere chiamati a scegliere fra un paio di alternative fasulle.

Posted by echo on Ott 1st 2004 | Filed in interni, TV | Comments Off