Indice del sito

Archive for the 'media' Category

You are currently browsing the archives of echo .

Videogiochi e guerra

Su le Monde Diplomatique allegato questo mese con il Manifesto segnalo (più che altro mi segno) un articolo interessante a firma di Tony Fortin, caporedattore di Planetjeux.net. Il succo dell’articolo è che i videogiochi a tema bellico finiscono per rispecchiare l’unilateralismo nelle relazioni internazionali della “superpotenza solitaria”, accoppiato a riduzioni in macchiette del nemico: sovietici che non possono che ubriacarsi di vodka, governi dell’america latina sempre e comunque criminali nelle loro rivendicazioni nazionali, abuso della figura del terrorista islamico come nemico ideale e passaggio delle forze paramilitari da nemici a potenziali alleati.

In questo Fortin vede una netta cesura fra la rappresentazione del mondo bipolare e quello unipolare, dove i videogiochi hanno finito (questa l’accusa) per replicare acriticamente l’ordine mondiale esistente, nella forma più consona al pensiero delle classi dominanti (per gli Stati Uniti Fortin indica il neoconservatorismo).

Gli attentati di New York e Washington segnano in questo una netta separazione fra titoli quali Command & Conquer: Red Alert (Westwood Studios, 1996), in cui si poteva aderire all’una o all’altra superpotenza mondiale, e titoli più recenti (cui non ho giocato).

Estendendo il discorso di Fortin, c’è tutta una serie di videogiochi strategici basati su dualità bene / male: Arm contro Core in Total Annihilation (1997), Global Defense Initiative contro Brotherhood of Nod (C&C, 1996) e addirittura triadi come Atreides contro Hakronnen contro Ordos in Dune 2 (Westwood Studios, 1992). La conclusione di Fortin è che oggi invece l’unilateralismo e la semplificazione degli schieramenti domini.

Non posso smentire o confermare le tesi di Fortin, proprio perché ho smesso di giocare a questo tipo di giochi al mutare del paradigma dominante. Il massimo grado di perfezione nei giochi strategici di un mondo complesso basato sul bilanciamento delle forze non posso che ricondurlo a Sid Meier’s Alpha Centauri (Firaxis Games, 1999).

In ”Alpha Centauri” allo “scontro di civiltà” si sostituisce uno scontro fra sette fazioni politiche risultanti da una scissione dell’equipaggio di un’astronave giunta nel sistema stellare binario di Alpha Centauri. Ma gli umani non sono soli, e incontreranno forme di vita sconosciute su un pianeta che sembra ostile.

Proseguendo con il gioco, però, si scopre che queste forme di vita aggressive non sono altro che anticorpi planetari che hanno reagito all’assalto alle risorse naturali del pianeta da parte dei nuovi arrivati. Chi apprenderà a rispettare il pianeta potrà addirittura controllare queste forme di vita per lanciarle contro gli avversari umani oppure semplicemente per evitare che attacchino i propri insediamenti.

A differenza dei titoli segnalati di Fortin, Alpha Centauri rappresentava un mondo complesso, in cui la politica fra le fazioni passava per il Planetary Council (Consiglio Planetario) dove era possibile votare delle mozioni valide per tutti, una sorta di Assemblea Generale.

Di più, nessuna fazione riusciva ad agire da sola: il giocatore era motivato a stringere accordi commerciali per finanziare la ricerca e sviluppo, e a adattare alle esigenze del momento l’assetto istituzionale della propria fazione scegliendo caratteristiche confacenti ai propri programmi, anche se il cambio di un governo era troppo meccanico e il leader della fazione finiva per essere praticamente un monarca assoluto.

Per ora la chiudo qui, ma è un argomento che mi interessa parecchio. Riporto qui di seguito alcuni link utili segnalati nell’articolo di Le Monde Diplomatique:

Posted by echo on Lug 14th 2007 | Filed in politica, media, approfondimento, computer | Commenti (0)

Torino Comics 2007 e fiera del libro: Cannibalization

Ieri sono stato alla fiera del fumetto Torino Comics, 13ª edizione. Per il primo anno si è tenuto all’interno della Fiera Internazionale del Libro di Torino (XX edizione): spero che sia anche l’ultimo.

Torino Comics è stata letteralmente cannibalizzata dell’evento principale: capannoni prefabbricati costruiti in un posteggio, rimasti senza aria condizionata per almeno un giorno (così mi ha detto uno standista riferendosi al giorno di sabato), hanno rimpiazzato l’ordinato padiglione 3 della fiera del 2006, cui ho partecipato.

La ghettizzazione di Torino Comics da parte dell’organizzazione è stata evidente: dalle strutture alla temperatura (ieri sperimentata personalmente), dalla posizione del “padiglione” (imboscatissimo) alla quasi totale assenza dei riferimenti alla fiera del fumetto 2007: un solo cartello prima delle biglietterie, poi più nulla.

Parliamo della gara di Cosplay: nel 2006 si era tenuto tutto nel padiglione numero 3: mostra mercato, interventi, gare di cosplay: c’era un bello spazio in fondo al padiglione 3 per le gare, e si poteva tranquillamente fare un giro per le ordinate bancarelle della mostra e tornare di tanto in tanto a guardare la gara. I cosplayer (persone vestite come i propri personaggi preferiti) giravano per la fiera dando maggiore colore all’evento.

Bene, nell’edizione 2007 si è deciso di spostare la gara alla 8 gallery, al centro commerciale. Come arrivarci senza dover ripagare un biglietto di ingresso? Per me, e per altri che si ponevano la medesima domanda, è rimasto un mistero. La gara di cosplay non ho potuto vederla. Un modo c’era di sicuro (?), ma dopo tre quarti d’ora che ho tentato di trovarlo, sballottato da Torino comics all’infopoint e ritorno, mi è passata la voglia. Altra conferma del sodalizio fallito fra la Fiera del Libro e quella del Fumetto.

Da qualunque prospettiva la si voglia guardare, la fiera del Libro ha cannibalizzato quella del Fumetto: la letteratura disegnata è stata spinta in capannoni in cui (sempre notizia riportata da uno standista) nella giornata di sabato si sono raggiunti i 38 gradi centigradi. Marco Schiavone, delle edizioni BD, commenta in questo articolo come una delle sue standiste si sia dovuta assentare per ripetuti malori dovuti al caldo. Al che ho due fonti indipendenti (38 gradi e almeno un malore accertato) più la mia personale esperienza di ieri che confermano quanto criminale sia stata la scelta dei capanni e l’organizzazione degli stessi.

Mi preme però precisare una cosa: sebbene il salone del libro abbia nei fatti trattato il salone del fumetto come il figlio della serva, e conseguentemente il fumetto come letteratura di serie Z, ho visto molta più motivazione alla lettura ed interesse nei capanni che non negli ordinati stand della fiera del libro, dove l’attenzione maggiore ieri mi pare la focalizzasse la Formula 1 proiettata sul megaschermo della RAI.

In mezzo alla fiera del libro, poi, c’era roba di cui francamente ignoro la rilevanza (prendi SKY): a fianco di stand più interessanti di piccoli editori ve ne erano altri piattamente istituzionali ed ingombranti. Se alla fiera del fumetto ho visto gente andarsene carica di volumetti ed albi, nella fiera del libro vedevo più che altro gente intenta a mangiarsi una piada in uno dei tanti posti ristoro che si avvantaggiavano dell’aria condizionata dei padiglioni, mentre i fumettari facevano la fila dal porchettaro e mangiavano in terra nel posteggio, perché nei capanni si faceva già fatica a camminare, figurarsi a mangiare.

Non si può che ammirare la forza di volontà di chi, standisti e visitatori, ha resistito a una tale ed evidentissima discriminazione con il sorriso sulle labbra, con rinnovata motivazione. In fondo eravamo tutti lì per soddisfare la nostra passione, in barba a chi reputa e tratta il fumetto come una forma di letteratura menomata e relega i suoi editori ed il suo pubblico nello scantinato (oops, nel parcheggio) della Fiera del Libro.

Girando per le due fiere, non è difficile vedere dove finisce lo strombazzamento mediatico e dove inizia la letteratura, dove trionfano le telecamere ed i teleschermi e dove invece basta la carta per attirare l’attenzione del pubblico, dove finisce la letteratura fatta di chiacchiere e dove inizia quella vissuta febbrilmente, in senso letterale.

P.S. Come nota di colore, era interessante notare come anche gli estintori fossero in numero inferiore nei capanni dei fumetti che non nella fiera del libro, tanto che in uno spazio per gli estintori ce n’era addirittura uno solo (altrove almeno 5). E il prefabbricato sembrava decisamente più infiammabile degli alti padiglioni in muratura, le temperatura molto più alte, i soffitti molto più bassi, e con molta più carta ammassata tutta insieme in spazi decisamente inferiori.

Correlati:
http://www.plusnetwork.it/forum/index.php?showtopic=57233
http://www.plusnetwork.it/forum/index.php?showtopic=57167
http://www.kblog.it/permalink/1940/kcomics-speciale-torino-comics-the-day-after.html

Posted by echo on Mag 14th 2007 | Filed in evento, libri | Commenti (0)

Energia

Mentre pranzavo ho seguito un pezzo della trasmissione di Augias sull’energia. Questi riprende una signora: “Non avete voluto il nucleare allora…” (più o meno con quelle parole). Come se farsi mettere una centrale a carbone nel giardino di casa fosse un atto di dovuta obbedienza allo Stato nazionale che si prende, benevolo, cura dei propri cittadini tramite i loro rappresentanti. La signora e le sue vicine fanno invece benissimo a lamentarsi, dal momento che i suoi rappresentanti vivono in un mondo parallelo fatto di congressi di partito e retorica antipolitica, un divertente ossimoro. Ma dopo che anche la Spagna, sotto il giogo di un regime tirannico fino a qualche decennio fa, ci ha superato praticamente in ogni campo, anche la voglia di ridere è passata.

Che cattivi i movimenti NIMB. Se ti costruiscono in giardino una centrale a carbone che abbatterà il valore della casa su cui hai investito i risparmi di una vita, devi sacrificarti per il bene comune, ignorando tutti i principi economici che, dal lato dei produttori, devi invece sempre accettare perché “è il mercato”.

Se siamo così indietro, significa che qualcuno non sta facendo il proprio lavoro, oppure che ha perso la capacità di agire. In ogni caso siete impotenti, cari rappresentanti dello stato nazionale. E la gente si riprende la propria rappresentanza. In modo viscerale e particolarista? Chissà che non abbiano seguito il vostro esempio. Quindi non esagerate con la questione delle “decisioni irrevocabili” che vanno prese perché il mondo ci guarda. Il mondo guarda l’Europa (se va bene) e voi non volete farcela vedere perché in quel quadro sareste solo un dettaglio.

È francamente intollerabile che questioni di entità simile vengano dibattute all’interno dello Stato nazionale. La politica energetica è qualcosa che riguarda come minimo l’Europa intera, che dovrebbe averne una comune.

Volete reintrodurre il nucleare?
Bene, che si faccia un referendum europeo in tema, che chieda ai cittadini europei se questa sia una scelta che accettano o meno, e che vincoli i 27 paesi membri alla decisione presa per (diciamo) il prossimo mezzo secolo.

Dal momento che una cosa del genere non passa neppure per l’anticamera del cervello ai governanti, significa che il vero problema non sono i NIMB, ma la scarsa considerazione che i cosiddetti leader politici hanno dei propri elettori. Una bella svegliata gliela potrebbe dare un forte movimento popolare europeo che dica semplicemente “Voi, rappresentanti dello Stato nazionale, non riuscite a decidere su quasi nulla che ci interessi. Siete minuscoli, ci siete d’intralcio. Chiediamo un forte parlamento europeo che sappia fare quello che voi siete incapaci di fare da decenni.”

Ma anni di un’Europa burocratizzata ci fanno rabbrividire di fronte a quello che invece dovrebbe essere il fine ultimo dell’unità europea. Personalmente sarei molto più tranquillo se la politica energetica, economica e di difesa fossero gestite da un rappresentativo parlamento europeo, piuttosto che da questa piccolezza che è il nostro parlamento italiano. Non è solo dando agli enti locali nazionali parte dei poteri dello stato nazionale che si attua il federalismo, ma anche e soprattutto trasferendo reali poteri politici al parlamento europeo.

Sarei invece non solo tranquillo, ma felicissimo, se ci fosse anche un sistema scolastico europeo che formi in maniera molto più simile di quanto non faccia i cittadini dal Portogallo alla Bulgaria, dalla Norvegia all’Italia. Un sistema formativo che non cambi ad ogni governo nazionale, ma garantisca quella omogeneità e stabilità necessaria per porre le basi di una genuina cittadinanza europea.

Posted by echo on Apr 16th 2007 | Filed in politica, TV, approfondimento | Commenti (0)

Grandi narrazioni commerciali

Scegliere l’argomento per la tesi è una grana. Ho scelto di tentare di trattare la wikipedia italiana, vedrò cosa ne saprò tirare fuori.

Se dovessi invece descrivere in due punti un altro argomento interessante direi:

  1. Concentrazioni industriali nel campo dei media (TV e Internet)

    Parlo delle fusioni e delle parte a livello internazionale, delle attività differenziate di aziende come la SONY, di imperi come la News corp. di Murdoch, non certo dei casi domestici alquanto ridicoli, sebbene significativi, in paragone.

  2. Narrazioni commerciali: le nuove grandi narrazioni?

    Le grandi narrazioni del mondo saranno morenti, ma ho la netta impressione che il mercato culturale ne abbia forgiate di nuove, funzionali ad esso, forse depotenziate piccole narrazioni del mondo spalmate però su più mercati e più media. Che cosa dire di un fenomeno come quello di Star Wars, resuscitato nei tre episodi dei prequel ma sempre tenuto in vita da giocattoli, costumi, videogiochi. Oppure dei cartoni che non fanno in tempo ad essere messi in onda che hanno già i relativi gadgets sugli scaffali degli ipermercati, insieme piazze e cattedrali della nostra epoca. Ma non sempre la TV apre la strada, ed ecco il libro: dal passato (Il Signore degli Anelli), dal presente (Harry Potter).

Le grandi narrazioni attaccano in un ultimo colpo di coda le loro immediate rivali chiamando lo scontro di civiltà, forse il loro ultimo grido di battaglia prima che le narrazioni commerciali prendano (ed in parte l’hanno già fatto) il loro posto.

Le nuove grandi narrazioni finiscono, attualmente, per essere sfruttate direttamente o indirettamente da concentrazioni nel campo dei media, ed il controllo sulla narrazione passa tramite la forza delle leggi sulla proprietà intellettuale, intesa nel senso più restrittivo del termine. Ma La diffusione illegale di contenuti è accettabile fino a che si tratta di acquisire una quota dominante in un mercato che non ha i mezzi per affrontarne l’acquisto ed intanto (e soprattutto) spianare la strada con le proprie narrazioni, che si affiancheranno a quelle tradizionali sperando di inglobarle mano a mano e poi sopraffarle.

Può esistere comunione all’interno di una narrazione commerciale in un mercato basato però sul consumo individuale? Nelle conventions dei fan c’è una iniziale risposta, cioè la comunione è funzionale al consumo, ne è il motore. E la bellezza di questo sistema è che gli interessati ne sono consapevoli, conoscono ed accettano le regole del gioco.

Va da sé che una tesi su un accrocchio di idee confuse come queste sarebbe stata impraticabile, perché mette in mezzo di tutto, ed io sono particolarmente debole sul fronte filosofico per poter affrontare con una minima speranza di successo questo tema. Non ho cercato qualcosa che approfondisca maggiormente l’argomento delle narrazioni commerciali, come le ho più o meno propriamente descritte, ma credo che possano davvero ambire a sostituire una parte delle funzioni delle grandi narrazioni. Resta da vedere quali rischi, e benefici, ne seguiranno.

Posted by echo on Apr 1st 2006 | Filed in media, approfondimento | Commenti (0)

Off 2005

Sento il concerto di capodanno per radio, mentre sulla tv trasmettono tutt’altro (come al solito avran fatto vedere la seconda parte in TV).

Per beccare un telegiornale decente per capire cosa sia successo a capodanno ho dovuto mettere su BBC World, ed un po’ su RaiNews24.

I russi tagliano il gas agli ucraini. Gli uni sono ancora scottati per la vittoria degli arancioni (accusati dai russi di essere prezzolati dalla CIA, se ben ricordo) ed i secondi, gli ucraini, disillusi dal governo della rivoluzione arancione, come qualsiasi rivoluzione che si definisca tale.

Liberarsi del 2005 è appunto una liberazione per molti versi, solo poco salverei ma quel poco era buono. Veramente però non sopporto più questo clima da sitcom perenne, con preti, soldati e marinai finti che recitano male in fiction TV, giornalisti embeeded che cantano e suonano la musica dell’esercito, Rumsfeld che serve il tacchino alle truppe, Bush che ne grazia un paio e Swarznegger che di grazia non ne vuol sentir parlare: “Asta la vista, baby”.

Di buoni motivi per dimenticarsi del 2005 ce ne sono eccome, e la qualità dell’informazione è uno di questi. Da una dichiarazione di 3 secondi del politico di turno i telegiornali nostrani stanano fin dentro ai cessi (per dirla alla Putin (riferito ai ceceni)) fino all’ultimo sottosegretario. Ah sì, Putin, cui daranno l’MTV video awards 2006 nella sezione “best autocratic act”.

Posted by echo on Gen 7th 2006 | Filed in ordinario, esteri, TV, radio | Comments Off

Next »