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Energia

Mentre pranzavo ho seguito un pezzo della trasmissione di Augias sull’energia. Questi riprende una signora: “Non avete voluto il nucleare allora…” (più o meno con quelle parole). Come se farsi mettere una centrale a carbone nel giardino di casa fosse un atto di dovuta obbedienza allo Stato nazionale che si prende, benevolo, cura dei propri cittadini tramite i loro rappresentanti. La signora e le sue vicine fanno invece benissimo a lamentarsi, dal momento che i suoi rappresentanti vivono in un mondo parallelo fatto di congressi di partito e retorica antipolitica, un divertente ossimoro. Ma dopo che anche la Spagna, sotto il giogo di un regime tirannico fino a qualche decennio fa, ci ha superato praticamente in ogni campo, anche la voglia di ridere è passata.

Che cattivi i movimenti NIMB. Se ti costruiscono in giardino una centrale a carbone che abbatterà il valore della casa su cui hai investito i risparmi di una vita, devi sacrificarti per il bene comune, ignorando tutti i principi economici che, dal lato dei produttori, devi invece sempre accettare perché “è il mercato”.

Se siamo così indietro, significa che qualcuno non sta facendo il proprio lavoro, oppure che ha perso la capacità di agire. In ogni caso siete impotenti, cari rappresentanti dello stato nazionale. E la gente si riprende la propria rappresentanza. In modo viscerale e particolarista? Chissà che non abbiano seguito il vostro esempio. Quindi non esagerate con la questione delle “decisioni irrevocabili” che vanno prese perché il mondo ci guarda. Il mondo guarda l’Europa (se va bene) e voi non volete farcela vedere perché in quel quadro sareste solo un dettaglio.

È francamente intollerabile che questioni di entità simile vengano dibattute all’interno dello Stato nazionale. La politica energetica è qualcosa che riguarda come minimo l’Europa intera, che dovrebbe averne una comune.

Volete reintrodurre il nucleare?
Bene, che si faccia un referendum europeo in tema, che chieda ai cittadini europei se questa sia una scelta che accettano o meno, e che vincoli i 27 paesi membri alla decisione presa per (diciamo) il prossimo mezzo secolo.

Dal momento che una cosa del genere non passa neppure per l’anticamera del cervello ai governanti, significa che il vero problema non sono i NIMB, ma la scarsa considerazione che i cosiddetti leader politici hanno dei propri elettori. Una bella svegliata gliela potrebbe dare un forte movimento popolare europeo che dica semplicemente “Voi, rappresentanti dello Stato nazionale, non riuscite a decidere su quasi nulla che ci interessi. Siete minuscoli, ci siete d’intralcio. Chiediamo un forte parlamento europeo che sappia fare quello che voi siete incapaci di fare da decenni.”

Ma anni di un’Europa burocratizzata ci fanno rabbrividire di fronte a quello che invece dovrebbe essere il fine ultimo dell’unità europea. Personalmente sarei molto più tranquillo se la politica energetica, economica e di difesa fossero gestite da un rappresentativo parlamento europeo, piuttosto che da questa piccolezza che è il nostro parlamento italiano. Non è solo dando agli enti locali nazionali parte dei poteri dello stato nazionale che si attua il federalismo, ma anche e soprattutto trasferendo reali poteri politici al parlamento europeo.

Sarei invece non solo tranquillo, ma felicissimo, se ci fosse anche un sistema scolastico europeo che formi in maniera molto più simile di quanto non faccia i cittadini dal Portogallo alla Bulgaria, dalla Norvegia all’Italia. Un sistema formativo che non cambi ad ogni governo nazionale, ma garantisca quella omogeneità e stabilità necessaria per porre le basi di una genuina cittadinanza europea.

Posted by echo on Apr 16th 2007 | Filed in politica, TV, approfondimento | Commenti (0)

Off 2005

Sento il concerto di capodanno per radio, mentre sulla tv trasmettono tutt’altro (come al solito avran fatto vedere la seconda parte in TV).

Per beccare un telegiornale decente per capire cosa sia successo a capodanno ho dovuto mettere su BBC World, ed un po’ su RaiNews24.

I russi tagliano il gas agli ucraini. Gli uni sono ancora scottati per la vittoria degli arancioni (accusati dai russi di essere prezzolati dalla CIA, se ben ricordo) ed i secondi, gli ucraini, disillusi dal governo della rivoluzione arancione, come qualsiasi rivoluzione che si definisca tale.

Liberarsi del 2005 è appunto una liberazione per molti versi, solo poco salverei ma quel poco era buono. Veramente però non sopporto più questo clima da sitcom perenne, con preti, soldati e marinai finti che recitano male in fiction TV, giornalisti embeeded che cantano e suonano la musica dell’esercito, Rumsfeld che serve il tacchino alle truppe, Bush che ne grazia un paio e Swarznegger che di grazia non ne vuol sentir parlare: “Asta la vista, baby”.

Di buoni motivi per dimenticarsi del 2005 ce ne sono eccome, e la qualità dell’informazione è uno di questi. Da una dichiarazione di 3 secondi del politico di turno i telegiornali nostrani stanano fin dentro ai cessi (per dirla alla Putin (riferito ai ceceni)) fino all’ultimo sottosegretario. Ah sì, Putin, cui daranno l’MTV video awards 2006 nella sezione “best autocratic act”.

Posted by echo on Gen 7th 2006 | Filed in ordinario, esteri, TV, radio | Comments Off

IpokritPolitik

Celentano, che palle!
Perché bisogna costruire grattacieli per sentirsi grandi? Perchè gli americani dopo l’11 settembre ricostruiscono sopra Ground Zero altri grattacieli?
Meglio una casa di campagna ad un piano, con tanto di contadini dentro. Meglio tornare all’800. Ma torniamoci all’Ottocento, è facile! Nel 1861 eravamo (erano) 26 milioni di persone (nei confini attuali), ai dati del 2003 57,3 milioni. Nel 1861 l’analfabetismo era al 74,7%. Però al centro si circolava bene, eh? Forse che gli analfabeti avevano qualcos’altro da fare piuttosto che fare shopping in città?

Non sono riuscito a resistere molto alla puntata di ieri di RockPolitik, così ho dato qualche occhiata ogni tanto (per un totale di una decina di minuti). Se Silvio non riesce a vincere dopo un attacco simulato del genere! Intanto, le milizie delle IENE conducevano azioni di controinsurrezione al congresso dei Socialisti, punendo per conto della proprietà una defezione di così palese bandwagoning che il sottolinearlo non fa altro che confermare quanto le operazioni delle IENE siano strumentali, così come quelle di Striscia. E una volta mi piaceva! Quando apostrofava il film che seguiva il “tg satirico” (?) con “praticamente la storia di…” come ora fa Gene Gnocchi su TGduel (che inizia ad essere già fiacchetto dopo poche puntate). Ma è un po’ che non seguo Striscia, sarà cambiato qualcosa?

Insomma, benvenuti nella Reppubblica dell’agenda setting. Sono convinto che la cosa più realistica in tutta la programmazione serale di ieri sia stato il film di Jackie Chan sul 2. Almeno non usa controfigure per il lavoro sporco.

Posted by echo on Ott 28th 2005 | Filed in TV | Comments Off

Ballarò, Otto e Mezzo, TRL

Otto e Mezzo

Ricominciavano oggi Otto e mezzo e Ballarò.
Ad Otto e mezzo finalmente è ritornato Gad Lerner. Con tutto il rispetto, Andrea Sofri, Barbara Palombelli e Ritanna Armeni semplicemente non erano complementari al Ferrarone nazionale. Ora alla barba Original Marxist di Big Giuliano si affianca il look barbuto alla Cast Away di Gad, con tanto di completo stropiticciatino bianco da narcotrafficante colombiano…sembra lino, e il lino si stropiccia! Chiameremo i Fantastici 5 e porteremo Gad a Hollywood oppure…Wilson! Wilson! WIILSOOONN….

Certo, la prima puntata m’è sembrata un po’ fiacchetta…o almeno la prima parte di puntata perché c’era anche Ballarò, il quale però era assolutamente sacrificabile per la prima mezz’ora al ben più importante episodio finale di Abenobashi sulla rete dgio-dgiovane di Telecom MTV, nel giorno dedicato alle anime…o agli anime…chiccicapisce! E poi così, chessò, sembra più cura delle anime, che dici Sasshi?

Ne ho seguito ogni singola puntata, tra impostazioni di timer e sbobinamenti del mio caro vecchio VHS. Qualità digitale…puah! Non c’è niente che regge il confronto di una cassetta registrata più volte in Long Play, quando ti tocca tornare più volte sullo stesso frammento di mezzo secondo per azzeccare una parola che si è irrimediabilmente persa nella trasposizione su nastro magnetico. E che dire poi del ronzio della cassetta, del dolce rumore all’inserimento
ckbizz…ckbizzGNEEEK…INCEPP ma porc…
Presuppongo sia ancora legale registrare dalla TV e consumare diciamo entro una, due, tre settimane i contenuti della cassetta…e se la tenessi PER SEMPRE? Bwah…ah..ah!

TRL a Torino: Tram Request Line

A proposito della rete dgio-dgiovane di Tronchetti Provera, a Torino sono sbarcate le attrezzature di TRL. Forse è addirittura sbarcata TRL, che come tutti sanno stà per Total Reflex Light…Titan Relax Lie…Torgal Reject Lime…
Si sono spaparanzati nel bel mezzo di piazza Carlo Alberto, fra la Biblioteca Nazionale Universitaria ed il Museo del Risorgimento Italiano e in mezzo…in mezzo scorreva il tram. Adesso, credo che i lavori c’entrino qualcosina, ma il palco mi pare stia proprio sopra le rotaie. Nell’incertezza se la linea sia usabile, io la GTT non l’avviso, poiché…Tram Request Line.
E poi, che noia, sempre a lamentarmi. Non hanno neanche spostato la statua!

Ballarò Anno Zero (+1)

Passiamo alla prossima notizia. E a proposito di tram, piazze, televisioni controllate da colossi delle telecomunicazioni, piccioni viaggiatori, prove microfono, è tornato il maltempo, è tornato il bel tempo…$formula_apertura_notizia, come dicevo è ricominciato Ballarò: ma oscuri presagi di pressapochismus minacciano già la prima puntata.

Economista Ref. è il misterioso messaggio apparso in sovraimpressione ad identificare appunto una economista che poi sarebbe risultata annessa ad un certo centro di ricerca di cui non ricordo il nome. Ma quel Ref. me lo ricordo. Cosa mai avrà voluto dire? Referenziata? Refettorio? Referendum? Refuso?
E, ad un certo momento, un franco tiratore inquadra Floris con due metri e mezzo di lingua fuori dalla bocca, in un presunto esercizio di articolazione/umidificazione della lingua/cavo orale. Il bello della diretta…beh, bello è una parola un po’ grossa. Bello come un film di Dario Argento: buona tecnica al servizio del raccapricciante.

Posted by echo on Set 20th 2005 | Filed in TV | Comments Off

Autoreferenzialità, autopubblicità

Autoreferenzialità Murdochiana

La pubblicità calcistica SKY, quella dei Grandi Uomini. Sul finire della seconda di questa serie, il calciatore va al cinema per guardare un film 20th Century Fox, il cui logo campeggia non proprio pudicamente sul grande schermo.

Cartoni

Qualsiasi telegiornale (e riviste e quant’altro) ha fatto di recente una pubblicità spropositata al nuovo cartoon blockbuster Madagascar (ovviamente, scrivendone, partecipo anch’io!). Non è la prima volta e di sicuro non sarà nemmeno l’ultima che una vera e propria offensiva pubblicitaria viene spacciata per informazione sulla “novità del momento”, guarda caso sempre una megaproduzione che mette in conto utili enormi.

Spero (per loro) che quelli della DreamWorks abbiano fatto meglio i conti di quelli della Pixar:

Gli ispettori della Sec, la Consob Usa, indagano: ricavi crollati del 60,2% in un anno, 25 milioni di utili polverizzati […] La Pixar ha ammesso una «sovrastima», circa il 7%, delle vendite.

[”La Stampa”, 27/08/2005, p. 20]

E dire che gli Incredibili venivano stampati anche sui fazzoletti di carta, e che sono comunque al primo posto nella classifica home video Usa. Ma quando si sovrastimano le entrate, non basta essere i migliori. Il box in cui “La Stampa” ha messo la notizia in Economia e Finanza s’intitola AFFARI DI CARTONE.

La guerra de che?

Passiamo alla Guerra dei Mondi di Spielberg: di qualche tempo fa la notizia che il blockbuster del regista veniva battuto nei botteghini USA da un documentario sui pinguini. Da meravigliarsi? Quando ogni giorno ci sorbiamo immagini di guerra (per qualcuno Scontro di Civiltà, Guerra Mondiale) si pretende che andiamo a guardarci la Guerra dei Mondi, fantascienza più che mai inattuale ed inadeguata al momento. Pensare che sono un appassionato di fantascienza, ma questa orgia bellica è indigesta, quel film non me lo guardo. Una presunta Guerra Mondiale già mi basta.

Ultimamente il cinema USA è dominato da una fase riciclo fumetti. Traggono qualsiasi cosa da fumetti di successo dei tempi andati. Sarà pure intertestualità, fusione di linguaggi, rinnovamento stilistico ma a me puzza di mancanza di creatività e investimenti a basso rischio su storie di successo (che però possono deludere le attese).

Posted by echo on Ago 29th 2005 | Filed in ordinario, TV, film | Comments Off

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