endgame 2004
Il soffio di una giovane donna spegne simbolicamente il braciere olimpico. Si chiudono con questa immagine i XXVIII Giochi Olimpici dell’era moderna, del ritorno ad Atene. Inevitabile la retorica, in stridente contrasto con quanto accade nel mondo, come hanno ripetutamente sottolineato i commentatori di una cerimonia di chiusura grandiosa, anche se a tratti inferiore a quella con cui si sono aperti i Giochi. L’ultima medaglia per la maratona è andata al connazionale Baldini, laureato dinnanzi alle settantamila persone dell’avveniristico stadio di Atene. Dalle interviste rilasciate non è parso proprio un campione di modestia, ma per chi porta un oro olimpico a casa, per chi si è impegnato anni, è fin troppo facile peccare in superbia. Accanto alle celebrazioni per l’Olimpiade, ne ho notate altre: le autocelebrazioni degli operatori dell’informazione. Più interessato alle gare, ho visto poco delle vicissitudini nella cosiddetta Casa Italia della Rai, ma quello che ho visto (Mazzocchi) m’è bastato. Una nota positiva è stata la presenza di (una parte?) della regia in studio, fatto che ha premiato il solito Mazzocchi con il celebre segno del fico operato da uno degli operatori in studio, a sottolineare una delle patetiche uscite patriottico-fetish uscitegli di bocca riportando i testi delle e-mail sull’evento.
Un discorso a parte lo merita la rete satellitare RaiSport Satellite, concentrata com’era giusto sulle gare (e sulle repliche delle stesse, tuttora trasmesse), che ha dato spazio a discipline che la seconda rete ha raramente sfiorato. Mi riferisco alla straordinaria copertura data alla Ginnastica Artistica che ha regalato uno spettacolo emozionante, al di fuori del tifo nazionale. Motivi di orgoglio ve ne sono stati, come un memorabile oro di Igor Cassina alla sbarra ed il bronzo, che sapeva di argento, di Yuri Chechi agli anelli. Mi sono perso l’argento alla Ritmica a squadre guadagnato successivamente dalle italiane.
Nella Ginnastica Artistica, le maggiori emozioni sono venute, per un profano in materia come me, da discipline femminili come trave e parallele asimmetriche (ma anche corpo libero e volteggio), dove si sono confrontate atlete di altissimo livello. Spettacolo pure per il Gran Galà con cui si è chiusa la Ginnastica Artistica, in cui esibizioni e coreografie hanno evocato atmosfere di surreale sospensione.
Tornando all’organizzazione, non bisogna dimenticare le preoccupazioni sul fronte sicurezza che hanno portato al dispiegamento della NATO per l’evento. Pare che controlli ve ne siano stati, ed anche di minuziosi ma non eccessivamente invasivi, ma come sempre qualcuno lamenta lacune da questo punto di vista. La realtà è che l’Olimpiade, come molti altri eventi, deve rimanere una cerimonia aperta, espressione forse utopica od ipocrita del mondo ma pur sempre un rito collettivo portatore di un forte significato simbolico: sembra una cosa da poco, ma se dopo che gli stadi saranno deserti qualcuno si porterà dietro un poco di quello spirito di fratellanza che lo ha animato, e saprà vedere oltre i limiti di queste nostre società e delle ingiustizie che le attraversano, allora avrà un’alleato in più nell’affrontarne con umanità i difetti, nella speranza di risolverli. Allora l’Olimpiade avrà raggiunto il suo scopo.
