Guerra Santa contro McMondo
Benjamin R. Barber, Jihad vs. McWorld, 1995, 320 p., tr. it. Diego Montaldo, Guerra santa contro McMondo, 1998.
Barber espone la dialettica che attualmente intercorre fra Jihad e McWorld. Da una parte la frammentazione settaria dei legami di sangue ed i regionalismi nazionalistici, spesso creati ad hoc; dall’altra l’omogenizzazione globale forzosa che passa per l’inoculamento della cultura Pop americana, che si avvale di strumenti come i video musicali per diffondere la propria videologia
: Murdoch è stato pronto a
ritirare i notiziari BBC dalla Star [con base a Hong Kong, acquisita dalla News Corp. alla fine del 1993, NdC] in cambio di una minore resistenza cinese, forse perché sa bene che non la CNN e la BBC, ma MTV è il vero cavallo di Troia del McMondo nelle culture differenti e negli stati ostili.
[p. 86]
I fondamentalismi ed i regionalismi forse avranno successo nel breve termine, ma nel lungo periodo sarà il McMondo a prevalere. Tutto questo mentre lo stato-nazione ha perso qualsiasi controllo verso le forze del McMondo e rischia la frammentazione da parte delle forze della Jihad.
In realtà , mentre gli stati-nazione perdono la loro sovranità , la scelta non è nemmeno fra la tirannia e il McMondo, ma è la tirannia del McMondo in se stessa che diventa il nostro destino. Solo una qualche società civile globale può sperare di contrastare il suo dispotismo involontario.
[p. 270]
L’involontarietà dei mali provocati McMondo non è cosa secondaria: il laissez-faire ha postulato la presenza di una mano invisibile che come per magia, aggregando gli interessi particolari, guidava l’interesse comune. Il problema è che l’utilità per la società è un effetto incidentale, perché al primo posto vi è il profitto: probabilmente il pubblico è servito dalle nuove tecnologie solo se qualcuno può fare soldi con questo
[p. 255].
Barber vede nella società civile la speranza di ritrovare la voce del pubblico interesse dove ora vi è un’accozzaglia di interessi particolari, e nel confederalismo il modo di tamponare l’emorragia delle spinte della Jihad.
Una voce pubblica genuina — la voce della società civile — può dare il potere a coloro che possono parlarla più efficacemente di quanto non lo faccia la monocorde voce ufficiale del governo o la voce farfugliante del settore privato.
[p. 273]
Barber, molto attento alla storia confederale della Svizzera, ritiene che:
Il confederalismo non è una panacea, ma può offrire un’alternativa praticabile rispetto a soluzioni più centraliste, coercitive e quindi futili alla disintegrazione nazionale.
[p. 276]
e potrebbe aiutare in situazioni come quella della provincia francofona del Québec in Canada, in cui si paventa la secessione dalle provincie anglofone, e altresì fornire alternative allo scontro frontale ai nativi americani ed alle minoranze delle altre province nel caso dell’innesco di una frammentazione canadese.
Parlando di casa nostra, al contrario dell’Unione Europea la Svizzera assicurò la vitalità civica delle sue parti prima di aggregarle in un insieme più grande
.
La nuova Europa è apparsa infatti più democratica non nella sua rigida rappresentazione degli stati nazionali e dei loro governi, e certamente non nella sua dipendenza tecnocratica dalle forze di mercato, ma piuttosto nella sua rappresentazione delle regioni.
[p. 277]
Jihad e McMondo sono infine sorelle, e la prima non disdegna gli strumenti della seconda per perseguire i propri fini ma è destinata a diventarne schiava.
Jihad e McMondo sono contrari al diritto di cittadinanza: l’uno con pretesi legami di sangue ed esclusività , l’altro con una inclusività nel consumo e per il consumo, consumatori individuali e non cittadini di una comunità .
La riscoperta della cittadinanza ad opera di una rinata società civile è la speranza di un futuro democratico.
