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Archive for Maggio, 2005

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Guerra Santa contro McMondo

Benjamin R. Barber, Jihad vs. McWorld, 1995, 320 p., tr. it. Diego Montaldo, Guerra santa contro McMondo, 1998.

Barber espone la dialettica che attualmente intercorre fra Jihad e McWorld. Da una parte la frammentazione settaria dei legami di sangue ed i regionalismi nazionalistici, spesso creati ad hoc; dall’altra l’omogenizzazione globale forzosa che passa per l’inoculamento della cultura Pop americana, che si avvale di strumenti come i video musicali per diffondere la propria videologia: Murdoch è stato pronto a

ritirare i notiziari BBC dalla Star [con base a Hong Kong, acquisita dalla News Corp. alla fine del 1993, NdC] in cambio di una minore resistenza cinese, forse perché sa bene che non la CNN e la BBC, ma MTV è il vero cavallo di Troia del McMondo nelle culture differenti e negli stati ostili.
[p. 86]

I fondamentalismi ed i regionalismi forse avranno successo nel breve termine, ma nel lungo periodo sarà il McMondo a prevalere. Tutto questo mentre lo stato-nazione ha perso qualsiasi controllo verso le forze del McMondo e rischia la frammentazione da parte delle forze della Jihad.

In realtà, mentre gli stati-nazione perdono la loro sovranità, la scelta non è nemmeno fra la tirannia e il McMondo, ma è la tirannia del McMondo in se stessa che diventa il nostro destino. Solo una qualche società civile globale può sperare di contrastare il suo dispotismo involontario.
[p. 270]

L’involontarietà dei mali provocati McMondo non è cosa secondaria: il laissez-faire ha postulato la presenza di una mano invisibile che come per magia, aggregando gli interessi particolari, guidava l’interesse comune. Il problema è che l’utilità per la società è un effetto incidentale, perché al primo posto vi è il profitto: probabilmente il pubblico è servito dalle nuove tecnologie solo se qualcuno può fare soldi con questo [p. 255].
Barber vede nella società civile la speranza di ritrovare la voce del pubblico interesse dove ora vi è un’accozzaglia di interessi particolari, e nel confederalismo il modo di tamponare l’emorragia delle spinte della Jihad.

Una voce pubblica genuina — la voce della società civile — può dare il potere a coloro che possono parlarla più efficacemente di quanto non lo faccia la monocorde voce ufficiale del governo o la voce farfugliante del settore privato.
[p. 273]

Barber, molto attento alla storia confederale della Svizzera, ritiene che:

Il confederalismo non è una panacea, ma può offrire un’alternativa praticabile rispetto a soluzioni più centraliste, coercitive e quindi futili alla disintegrazione nazionale.
[p. 276]

e potrebbe aiutare in situazioni come quella della provincia francofona del Québec in Canada, in cui si paventa la secessione dalle provincie anglofone, e altresì fornire alternative allo scontro frontale ai nativi americani ed alle minoranze delle altre province nel caso dell’innesco di una frammentazione canadese.
Parlando di casa nostra, al contrario dell’Unione Europea la Svizzera assicurò la vitalità civica delle sue parti prima di aggregarle in un insieme più grande.

La nuova Europa è apparsa infatti più democratica non nella sua rigida rappresentazione degli stati nazionali e dei loro governi, e certamente non nella sua dipendenza tecnocratica dalle forze di mercato, ma piuttosto nella sua rappresentazione delle regioni.
[p. 277]

Jihad e McMondo sono infine sorelle, e la prima non disdegna gli strumenti della seconda per perseguire i propri fini ma è destinata a diventarne schiava.
Jihad e McMondo sono contrari al diritto di cittadinanza: l’uno con pretesi legami di sangue ed esclusività, l’altro con una inclusività nel consumo e per il consumo, consumatori individuali e non cittadini di una comunità.
La riscoperta della cittadinanza ad opera di una rinata società civile è la speranza di un futuro democratico.

Posted by echo on Mag 19th 2005 | Filed in politica, libri | Comments Off

Il Golpe Silenzioso

David Barsamian (ed.) - Noam Chomsky, Secrets, Lies and Democracy, 1994, 174 pp., tr. it. Enrico Domenichini, Il golpe silenzioso, 2004.

Il golpe silenzioso raccoglie le interviste che David Barsamian ha fatto a Noam Chomsky ai microfoni di Alternative Radio Station verso l’inizio degli anni Novanta, con alcune domande poste dagli ascoltatori.
Si tratta di un libriccino di 147 pagine più prefazione ed indici, 174 pagine in tutto, che si bevono tranquillamente in uno o due giorni. Non ho visto l’originale, ma la traduzione non è male, e Domenichini si è anche curato di aggiungere poche note di spiegazione o di contesto.
Chomsky affronta qui alcuni punti principali della sua riflessione sulla democrazia statunitense ed occidentale, giocata dagli interessi delle oligarchie finanziarie.
Le imprese cercano di incrementare al massimo il profitto, il proprio potere, le quote di mercato e il controllo sullo stato. [p. 21].
Chomsky si rifà a Thomas Jefferson, John Dewey ed anche Adam Smith che vivendo nel diciottesimo secolo era un precapitalista, ma possedeva una buona dose di scetticismo sulla pratica e l’ideologia capitalista, perfino su quelle che egli chiamava le “joint stock companies” , la versione coeva delle attuali corporation […]. Di queste temeva che potessero trasformarsi in “persone immortali” [pp. 29-30].
Sugli altri due autori dice:

Alla stregua di Jefferson e di altri liberali classici, Dewey comprese che le istituzioni su cui si fonda il potere privato erano assolutiste e la loro struttura interna fondamentalmente totalitaria. [p. 29]

Chomsky fa sua questa asserzione, e arriva a definire le corporation come fasciste. Effettivamente io parlo di fascismo nel senso tradizionale del termine. […] definendolo con le parole di Robert Skidelsky, biografo del grande economista J.M. Keynes […] un sistema nel quale lo stato unifica lavoro e capitale sotto il controllo di una struttura corporativa [p. 20].
Questi autori, americani come la torta di mele […] se li leggete oggi vi sembreranno dei marxisti fanatici e folli. Questa è la dimostrazione pratica di quanto la nostra vita intellettuale si sia terribilmente inaridita. [p. 29]

Sui media: Ci sono altri meccanismi, più complessi e sottili, per fare in modo che chi va in onda segua le direttive decise da proprietari e finanziatori.
A monte c’è un completo, lungo, processo di selezione per assicurarsi che chi è destinato a diventare manager, editor e cronista possa fare carriera nel sistema solo dopo aver assimilato alla perfezione la linea editoriale e i valori morali ed economici dei proprietari.
[p. 71]

Chomsky attacca gli accordi di libero scambio come il NAFTA ed il GATT. Afferma che […] lo scopo reale del NAFTA era di creare un settore ancora più ristretto di investitori, professionisti e classe dirigente. [p. 96]

I movimenti sindacali, il Servizio di Valutazione tecnica del Congresso degli Stati Uniti con un’importante relazione che venne insabbiata, e altri critici, compreso il sottoscritto, dicevano che non c’era nulla di sbagliato in un Trattato Nord-Americano per il Libero Commercio, ma sicuramente non quel tipo di trattato. [p. 100]

Il libro si chiude con un capitolo sull’importanza della partecipazione politica, dal momento che ora regna l’apatia.
Nel resto del libro si attaccano le politiche economiche ultraliberiste di Reagan negli USA e della Thatcher e la deregulation, tutti provvedimenti che hanno sacrificato i supporti statali alle fasce meno abbienti della popolazione ma hanno mantenuto le sovvenzioni ed il supporto dei grossi gruppi finanziari. Questa concezione di libero mercato seguirebbe dunque due binari: uno per i poveri, dove vige la legge del mercato, e uno per i ricchi, che sono abbastanza potenti da non sottostare ad esse e a continuare ad avere il supporto statale.

RADIO ASCOLTATORE: […] Mi sono spesso chiesto perché non si può mettere un limite alla quantità di profitti che ogni impresa può realizzare, anche se so che questo probabilmente non è affatto democratico.
CHOMSKY: Io, invece, penso che sia molto democratico. Non c’è nulla nei principi della democrazia che dica che ricchezza e potere debbano essere talmente concentrati da far diventare la democrazia un inganno. […] [p. 161]

Un libro del genere invoglia ad approfondirne i temi. Invita a riflettere, e lo fa in uno stile sicuramente discorsivo: dato che si tratta di trascrizioni di trasmissioni radiofoniche non c’è da stupirsene. Lo stile di Chomsky è per certi versi provocatorio, ma ciò che sostiene perfettamente plausibile.

Posted by echo on Mag 6th 2005 | Filed in politica, libri | Comments Off

Rimaneggiamenti al sito

Ecco fatto! Ho convertito la mia home page al CSS. Cioè, i fogli di stile già li usavo, ma adesso ho sostituito la tabella di struttura con soli div ed altri elementi linearizzabili.
Per quanto riguarda il blog, invece, ho modificato il tema Falling Dreams di Razvan Teodorescu ed aggiunto la rotazione immagine di Mike Cohen…per poi scoprire, a bricolage finito, che anche Razvan l’aveva aggiunta :D.
Nella mia home page ho anche aggiunto la pagina dei bookmarks, generata tramite XSL sul file XBEL creato con il plugin Syncronize Bookmarks di Firefox.

Posted by echo on Mag 4th 2005 | Filed in ordinario, manutenzione | Commenti (2)