Celentano, che palle!
Perché bisogna costruire grattacieli per sentirsi grandi? Perchè gli americani dopo l’11 settembre ricostruiscono sopra Ground Zero altri grattacieli?
Meglio una casa di campagna ad un piano, con tanto di contadini dentro. Meglio tornare all’800. Ma torniamoci all’Ottocento, è facile! Nel 1861 eravamo (erano) 26 milioni di persone (nei confini attuali), ai dati del 2003 57,3 milioni. Nel 1861 l’analfabetismo era al 74,7%. Però al centro si circolava bene, eh? Forse che gli analfabeti avevano qualcos’altro da fare piuttosto che fare shopping in città ?
Non sono riuscito a resistere molto alla puntata di ieri di RockPolitik, così ho dato qualche occhiata ogni tanto (per un totale di una decina di minuti). Se Silvio non riesce a vincere dopo un attacco simulato del genere! Intanto, le milizie delle IENE conducevano azioni di controinsurrezione al congresso dei Socialisti, punendo per conto della proprietà una defezione di così palese bandwagoning che il sottolinearlo non fa altro che confermare quanto le operazioni delle IENE siano strumentali, così come quelle di Striscia. E una volta mi piaceva! Quando apostrofava il film che seguiva il “tg satirico” (?) con “praticamente la storia di…” come ora fa Gene Gnocchi su TGduel (che inizia ad essere già fiacchetto dopo poche puntate). Ma è un po’ che non seguo Striscia, sarà cambiato qualcosa?
Insomma, benvenuti nella Reppubblica dell’agenda setting. Sono convinto che la cosa più realistica in tutta la programmazione serale di ieri sia stato il film di Jackie Chan sul 2. Almeno non usa controfigure per il lavoro sporco.
Segnalo Fare i conti con la scuola sulla ricerca OCSE PISA 2003.
Il mio breve sollazzo con wikibooks è terminato quando mi sono loggato su tal sito e ho scoperto che i miei unici 2 (due!) contributi sono stati cancellati dalla sezione Recensione libri. Sezione defunta, articoli defunti.
O meglio, sezione passata a miglior vita, dato che ora è ospitata su Wikipedia:Progetto Letteratura/Scaffale aperto - Wikipedia.
Ma dei miei articoli, nessuna traccia. Mi toccherà riscriverli per Scaffale Aperto…ma d’ora in poi ne terrò anche una copia di backup sempre visibile sul mio blog.
Sinceramente non mi piace tenere due versioni, ma data la precarietà degli articoli wiki, ed il fatto che ho ritrovato faticosamente copie dei miei unici contributi (ovviamente sul mio disco, poichè su wiki sono scomparsi) ora mi cautelo.
E non sarò così pronto a ributtarmi su Scaffale Aperto. Non prima di vedere che riesca a reggere per qualche giorno.
Murakami Haruki, Dance Dance Dance, Torino 1998, Giulio Einaudi Ed., tr. it Giorgio Amitrano ed orig. Dansu dansu dansu, TÅkyÅ 1988, Kodansha Ltd.
Vedi la voce Dance Dance Dance su Wikibooks
Vedi Dance Dance Dance su wikipedia.
Trama
Trentaquattrenne, giornalista freelance, una separazione alle spalle incrina il suo equilibrio precario. Tutti quelli a cui tiene finiscono col lasciarlo alla sua inconcludenza, svuotandolo un pezzo alla volta di qualcosa. Ma c’è un albergo a Sapporo, immerso nella nevi dell’HokkaidÅ, dove qualcuno lo aspetta, per ricominciare un ballo in cui non ci si può fermare.
Narrazione
Una narrazione soggettiva lenta, dove l’esplorazione di luoghi e tempi sospesi si mescola con una realtà quotidiana distorta, in cui il protagonista tenta di districare relazioni ed eventi in apparenza casuali.
Musica e passato, temi spesso intrecciati da Murakami, si ripresentano nuovamente, fra vinili e audiocassette, band o pianisti attempati insieme alla rievocazione della condizione adolescenziale cui rimangono in parte legati.