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Archive for Febbraio, 2006

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Ultimo ricevimento

Il 23 dicembre cadeva di venerdì. Nei corridoi dell’università il
solo, sonnolento ronzio dell’aria condizionata. Si stiracchiò sulla sedia
cercando di capire quanto fosse passato da quando era arrivato. Si era
perso nei suoi pensieri cosa che, quando era da solo, gli capitava di
frequente.

― Riceve anche oggi? Il professore, dico.

Non l’aveva sentita arrivare.

― Sì, certo, sto aspettando che arrivi.

― Meno male! È che gli spedisco sempre le versioni della tesi, ma
discuterne a quattr’occhi è tutt’altra cosa.

― Anch’io sono qui per lo stesso motivo! Oh, sono Federico.

― Chiara.

― Dunque anche tu all’ultimo anno? Non mi pare di averti vista ai corsi.

― Per la verità non ho frequentato molto ultimamente.

Continuarono così per diversi minuti, davanti alla porta dell’ufficio
del professore. Le loro voci riecheggiavano sull’intonaco cadente
del corridoio senza incontrare altre orecchie. Dato che il professore
non arrivava, continuando a parlare ad entrambi si era seccata la bocca.
In fondo al corridoio, erano così andati alla macchina del caffè,
proseguendo il loro discorso. Sulla tesi ― avevo pensato anch’io di
trattare Giddens, ma poi ho lasciato stare ― sul professore ― fino
adesso mi ha seguito molto bene, ho fatto bene a sceglierlo come
relatore! ― fino ad arrivare ad un episodio comune di tempo prima.

― Ma certo, allora ci siamo visti là, saranno passati undici, no,
dodici anni fa.

― Sono andata in colonia solo quell’anno. Quando dovevo partire non
volevo salire sul pullman, e quando era ora di tornare non volevo
più andare via!

Una piacevole conversazione, come non gliene capitavano da tempo. Quanto
avevano parlato? La fioca luce proveniente dalle finestre impolverate
aveva cambiato inclinazione, diventando più pallida. Il professore
sarebbe dovuto arrivare da un pezzo. Guardò il bicchiere di carta vuoto,
incrostato di zucchero. Come era strana l’università così. Vuota,
sembrava ammonirlo di tutti gli insuccessi, monumento all’insensatezza di
quel procedere senza uno scopo preciso, e lui solo ad attendere. Ecco,
ancora divagava.

Non aveva fiatato mentre cadde in quel silenzio assorto, ma sollevando lo
sguardo la sua compagna se n’era andata. Sopra il vetro della porta
smerigliata dell’ufficio, un foglio A4 ricordava.

 In occasione delle festività invernali il ricevimento
 studenti è sospeso.
 Il ricevimento riprenderà regolarmente dal 12 gennaio p.v.
						prof. Dusoni

Raccolse la giacca e lo zaino e si diresse all’uscita. Gettò il bicchiere
nel cestino vuoto vicino alla porta. Anche oggi non ho concluso niente,
pensò mentre il freddo gli attraversava le orecchie. Dopodomani è
Natale, è sempre la stessa storia.

Un netturbino spazzava il marciapiede ingombro di foglie di fronte
all’edificio.

Posted by echo on Feb 26th 2006 | Filed in racconto | Commenti (2)

Un disegno può fare

Sul tema di Una musica può fare di Max Gazzè.

Un disegno può fare
parlare bli bli bli bla bla bla
conduttore
un disegno può fare
stampare ti ti ti ta ta ta

Un disegno può fare
di dove sei, dove vai, stai con me
Un disegno può fare
cosa fai, scapperai, tanto è uguale

Un disegno può fare
salvarti sull'orlo del fallimento
quello che un disegno può fare
serrare le fila dell'estremismo
corriamo a farci strumentalizzare

DELAY

Un disegno può fare
bruciare ambasciate di giorno
Un disegno può fare
riunire leghisti la notte

Un disegno può fare
moltitudini passate a leggere il giornale
moltitudini incitate a farti macellare

in studio da Giuliano
dalle radio
del Mediterraneo
con l'Arabia
col presidente siriano

Un disegno può fare
amare soltanto la tua voce
Un disegno può fare
parlare soltanto di odio

Un disegno può fare
ridarti il controllo del popolino
quello che un disegno può fare
ridarti il controllo del popolino
in periodo elettorale

DELAY

12 * Un disegno può fare

Posted by echo on Feb 6th 2006 | Filed in delirio | Commenti (4)

Vento di guerra

Sul tema di Vento d’estate di Max Gazzè e Niccolò Fabi

Ho lasciato scappar via l'uranio
l'ho trovato sul mercato nero
è tornato arricchito e adesso
la mia bomba non è più un giochetto

Vento di guerra
io vado in Iran voi che fate?
non mi aspettare
qualcosa vendo

Hai pensato senza petrodollaro
il barile te lo cambi in euro
ho afferrato tutto in un momento
libero un paio di divisioni e vengo

RIT

Posted by echo on Feb 4th 2006 | Filed in delirio | Comments Off

Piange il telefono

Da venerdì provo a comporre un numero di telefono per chiedere un’importante informazione ad un ufficio pubblico (o meglio ad una sezione specifica del medesimo). Risultato?

*CLAK* *BZZZ* *TUUU* *TUUU* *TUUU*

Proviamo al centralino: un assonnato impiegato mi dice che c’è un guasto (da tre giorni, stika**i, e ripararlo?) “…non ci posso fare niente”. Eh beh, se non ci puoi fare niente tu figurati io, che per inciso sto facendo una fo**uta interurbana. Arrangiarsi, la regola aurea.

Posted by echo on Feb 1st 2006 | Filed in ordinario | Comments Off