Ieri sono stato alla fiera del fumetto Torino Comics, 13ª edizione. Per il primo anno si è tenuto all’interno della Fiera Internazionale del Libro di Torino (XX edizione): spero che sia anche l’ultimo.
Torino Comics è stata letteralmente cannibalizzata dell’evento principale: capannoni prefabbricati costruiti in un posteggio, rimasti senza aria condizionata per almeno un giorno (così mi ha detto uno standista riferendosi al giorno di sabato), hanno rimpiazzato l’ordinato padiglione 3 della fiera del 2006, cui ho partecipato.
La ghettizzazione di Torino Comics da parte dell’organizzazione è stata evidente: dalle strutture alla temperatura (ieri sperimentata personalmente), dalla posizione del “padiglione” (imboscatissimo) alla quasi totale assenza dei riferimenti alla fiera del fumetto 2007: un solo cartello prima delle biglietterie, poi più nulla.
Parliamo della gara di Cosplay: nel 2006 si era tenuto tutto nel padiglione numero 3: mostra mercato, interventi, gare di cosplay: c’era un bello spazio in fondo al padiglione 3 per le gare, e si poteva tranquillamente fare un giro per le ordinate bancarelle della mostra e tornare di tanto in tanto a guardare la gara. I cosplayer (persone vestite come i propri personaggi preferiti) giravano per la fiera dando maggiore colore all’evento.
Bene, nell’edizione 2007 si è deciso di spostare la gara alla 8 gallery, al centro commerciale. Come arrivarci senza dover ripagare un biglietto di ingresso? Per me, e per altri che si ponevano la medesima domanda, è rimasto un mistero. La gara di cosplay non ho potuto vederla. Un modo c’era di sicuro (?), ma dopo tre quarti d’ora che ho tentato di trovarlo, sballottato da Torino comics all’infopoint e ritorno, mi è passata la voglia. Altra conferma del sodalizio fallito fra la Fiera del Libro e quella del Fumetto.
Da qualunque prospettiva la si voglia guardare, la fiera del Libro ha cannibalizzato quella del Fumetto: la letteratura disegnata è stata spinta in capannoni in cui (sempre notizia riportata da uno standista) nella giornata di sabato si sono raggiunti i 38 gradi centigradi. Marco Schiavone, delle edizioni BD, commenta in questo articolo come una delle sue standiste si sia dovuta assentare per ripetuti malori dovuti al caldo. Al che ho due fonti indipendenti (38 gradi e almeno un malore accertato) più la mia personale esperienza di ieri che confermano quanto criminale sia stata la scelta dei capanni e l’organizzazione degli stessi.
Mi preme però precisare una cosa: sebbene il salone del libro abbia nei fatti trattato il salone del fumetto come il figlio della serva, e conseguentemente il fumetto come letteratura di serie Z, ho visto molta più motivazione alla lettura ed interesse nei capanni che non negli ordinati stand della fiera del libro, dove l’attenzione maggiore ieri mi pare la focalizzasse la Formula 1 proiettata sul megaschermo della RAI.
In mezzo alla fiera del libro, poi, c’era roba di cui francamente ignoro la rilevanza (prendi SKY): a fianco di stand più interessanti di piccoli editori ve ne erano altri piattamente istituzionali ed ingombranti. Se alla fiera del fumetto ho visto gente andarsene carica di volumetti ed albi, nella fiera del libro vedevo più che altro gente intenta a mangiarsi una piada in uno dei tanti posti ristoro che si avvantaggiavano dell’aria condizionata dei padiglioni, mentre i fumettari facevano la fila dal porchettaro e mangiavano in terra nel posteggio, perché nei capanni si faceva già fatica a camminare, figurarsi a mangiare.
Non si può che ammirare la forza di volontà di chi, standisti e visitatori, ha resistito a una tale ed evidentissima discriminazione con il sorriso sulle labbra, con rinnovata motivazione. In fondo eravamo tutti lì per soddisfare la nostra passione, in barba a chi reputa e tratta il fumetto come una forma di letteratura menomata e relega i suoi editori ed il suo pubblico nello scantinato (oops, nel parcheggio) della Fiera del Libro.
Girando per le due fiere, non è difficile vedere dove finisce lo strombazzamento mediatico e dove inizia la letteratura, dove trionfano le telecamere ed i teleschermi e dove invece basta la carta per attirare l’attenzione del pubblico, dove finisce la letteratura fatta di chiacchiere e dove inizia quella vissuta febbrilmente, in senso letterale.
P.S. Come nota di colore, era interessante notare come anche gli estintori fossero in numero inferiore nei capanni dei fumetti che non nella fiera del libro, tanto che in uno spazio per gli estintori ce n’era addirittura uno solo (altrove almeno 5). E il prefabbricato sembrava decisamente più infiammabile degli alti padiglioni in muratura, le temperatura molto più alte, i soffitti molto più bassi, e con molta più carta ammassata tutta insieme in spazi decisamente inferiori.
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