2.4. 17 aprile 1961

Quando la mattina del 15 aprile il quartier generale dell'esercito cubano e tre aereoporti finiscono sotto il tiro di otto bombardieri che portano i colori dell'aviazione cubana, Castro e il suo staff non cadono nell'inganno. Gli aerei che avrebbe dovuto classificare come disertori si scopriranno, infatti, B-26 americani partiti dal Nicaragua con il compito di fiaccare le difese cubane in vista dello sbarco imminente. Ai funerali delle vittime del bombardamento, sette in tutto, fallito nell'indebolimento dell'esercito cubano che mostra pochi danni alle proprie infrastrutture, Castro denuncia un'imminente "aggressione di mercenari" stranieri.

Insieme all'effetto sorpresa, la spedizione perde la seppur minima speranza di appoggio da parte degli oppositori, incarcerati in massa da Castro ai primi sentori dello sbarco.

La sera del 16 aprile la flotta d'invasione prende contatto con i mezzi da sbarco che la CIA ha fatto arrivare dal porto di Vieques, in Portorico.

Dopo l'operazione degli uomini-rana, la mattina del 17, inizia lo sbarco, mentre già emergono le prime difficoltà. L'esercito cubano in stato d'allerta sorprende la brigata nello sbarco mentre una barriera corallina non segnalata ne ostacola ulteriormente la presa del terreno.

L'aviazione cubana, sette aerei in tutto, scampata in gran parte al bombardamento del 15, affonda poi la Houston ed il Rio Escondido, l'ultima delle quali con a bordo una buona parte delle munizioni e delle armi per l'invasione. Le forze sotto il comando di Ernando Oliva riescono comunque a formare, insieme ad altri gruppi di invasione, alcune teste di ponte sull'isola.