Sommario
Vent'anni prima dell'inizio dei bombardamenti americani i vietnamiti respinsero vittoriosamente l'esercito giapponese, che durante la seconda guerra mondiale aveva occupato il Paese nell'ambito della campagna d'Indocina, agevolato dal patto di neutralità con l'Unione Sovietica che fino al '45 ne prevenì l'intervento.
Sottratto all'occupazione giapponese, il Vietminh (Fronte di Indipendenza del Vietnam) capeggiato dal comunista Ho Chi-Minh si rifiutò di riconoscere la sovranità francese ed il 2 settembre 1945 proclamò l'indipendenza, inducendo i francesi a rafforzare la propria presenza militare. Un accordo fra le parti portò al riconoscimento dell'indipendenza della Repubblica Democratica del Vietnam, unito alla Francia, che restava però vincolato alla politica estera ed economica francese.
A dispetto degli accordi, la realtà del Vietnam mostrava un paese diviso fra Hanoi, capitale del Nord comunista di Ho Chi-Minh e Saigon, il caposaldo delle forze francesi.
Nel sud l'ex imperatore Bao Dai riassunse la carica perduta in seguito all'appoggio fornito agli invasori giapponesi mentre l'esercito francese, appoggiato dagli USA, incrementò le attività militari fino all'attacco francese al porto di Haiphong, il 19 dicembre 1946, che diede il via alle ostilità.
Il 13 marzo 1954 il generale nordvietnamita Giap costrinse alla resa le truppe francesi asserragliate presso Dien Bien Phu, in una posizione fortificata reputata fino allora inespugnabile, assediandole per diversi giorni.
Il 7 maggio 1954 a Ginevra venne firmato l'armistizio, che ripristinava la precedente divisione del Vietnam lungo il 17° parallelo ed introduceva successivamente una zona smilitarizzata sul confine provvisorio. A sud, intanto, il dittatore Ngo Dinh Diem, appoggiato dagli Stati Uniti, spodestò definitivamente l'imperatore Bao Dai.
I francesi uscirono di scena nel 1955, lasciando il sud sostanzialmente sotto controllo americano, che manteneva sul territorio alcune truppe per controllare le eventuali minacce da nord.