Forte dell'appoggio di burocrati e dirigenti, il cui potere cresceva con la centralizzazione dell'apparato statale, Stalin soppresse progressivamente qualsiasi forma di dissenso all'interno del Partito, pagato con la deportazione o spesso con la morte che poteva giungere anche lontano da Mosca, come provò Trotzkij raggiunto nel '40 da un sicario in Messico, a dimostrare la fitta rete di repressione costruita da Stalin: l'efficienza di questa macchina repressiva arrivò addirittura a falcidiare praticamente tutta la vecchia guardia bolscevica ed oltre la m età dei comandanti più prestigiosi dell'Armata Rossa. Le "purghe" degli anni Trenta affiancavano una politica economica votata all'industrializzazione forzata costruita con il sangue dei kulaki, i contadini più facoltosi costretti a collettivizzare le proprie terre, avendo come unica alternativa la deportazione nei Gulag mentre più tardi i paesi-satellite dell'Est europeo, confluiti nel COMECON (1949), avrebbero fornito materie prime e prodotti a prezzi stracciati.