5.4. La crisi di Suez

Repubblica dal 1952, liberato dalla colonizzazione inglese che lo legava al Sudan nei possedimenti del Nord Africa, l'Egitto assunse un ruolo chiave in Medio Oriente.

La politica estera di Nasser, ufficialmente schierata sul non allineamento, appariva agli occhi degli occidentali troppo legata ai sovietici, i quali assicuravano agli egiziani prestiti per lo sviluppo industriale ed aiuti militari, a quel tempo impiegati nella guerra contro Israele. Il caso egiziano scoppiò quando i Paesi occidentali negarono a Nasser i fondi per la costruzione della diga di Assuan, un'opera colossale che avrebbe avuto il compito di regolare le piene del Nilo. Il 26 luglio 1956 questi decise, per rappresaglia e per riscuoterne i profitti, la nazionalizzazione della Compagnia Internazionale del canale Suez, proprietà di capitali internazionali, scatenando la reazione europea.

Francia e Gran Bretagna, precluse dal rifornimento di greggio proveniente dal canale, decisero l'intervento. Il 5 novembre 1956 i paracadutisti anglo-francesi giunsero a Porto Said, sullo sbocco del canale, preoccupando gli alleati europei ed americani che temevano l'intervento diretto dell'Unione Sovietica, che il giorno dello sbarco lanciò un ultimatum agli aggressori. Fu un momento critico per entrambi i blocchi: diciassette giorni dopo, i soldati anglo-francesi decisero, sotto la pressione degli alleati, di ritirarsi. Il 23 dicembre fu evacuata la città di Porto Said, che passò sotto il controllo dei reparti di polizia internazionale dell'ONU.