Non solo all'estero i vecchi alleati mutavano ruolo: nel giugno 1957 il gruppo "antipartito" di Molotov, Kaganovic, e Sepilov tentarono, con l'appoggio di alti dirigenti del PCUS, la destituzione di Chruščëv.
Il disegno fallì, e Chruščëv relegò gli sconfitti a cariche minori. Dopo la destituzione dalla presidenza del consiglio di Bulganin nel marzo '58, Chruščëv assunse anche la sua carica arrivando all'apice del proprio potere.
Tra le cause del tentativo di destituzione vi erano le scelte di politica interna. Dopo la rivolta del '53 nella Germania orientale s'era imposto un cambio di rotta nei rapporti con l'Est Europa, che portò all'istituzione del già citato Patto di Varsavia e ad una relativa autonomia politica ed economica dei paesi satellite, sempre e comunque subordinati all'autorità sovietica. La repressione delle rivolte anticomuniste polacche (giugno '56) e ungheresi (novembre '56) ne fu la riprova.