In campo economico la direzione collegiale si era già data una politica economica più orientata verso i consumi individuali e meno legata all'industria bellica: Chruščëv vedeva nello sviluppo industriale e nella concorrenza diretta dell'economia sovietica con quella occidentale i punti chiave della "coesistenza competitiva", misure necessarie per affrontare una situazione economica sempre più precaria. A fianco dei grandi risultati in campo spaziale, culminati con il lancio dello Sputnik, primo satellite artificiale, nel 1957 e la messa in orbita della prima capsula spaziale con a bordo un essere umano (Yuri Gagarin, 1961), si ergeva una economia per molti aspetti carente, anche rispetto ai consumi interni, dimostrando l'inefficienza della centralizzazione della società sovietica. S'intervenne quindi a sopprimere numerosi ministeri centrali, avviando il decentramento industriale con la divisione in 105 sovnarchoz (maggio '57), poi raggruppate in più ampie "regioni industriali" (17 nel 1960), mentre si formularono caute riforme. In agricoltura tali riforme avvantaggiarono soprattutto i contadini mentre si diede inizio ad operazioni talvolta colossali come il dissodamento delle terre vergini (Kazakistan e regioni limitrofe), rivelatasi però fallimentare. Ma l'atto che contraddistinse più di tutti il suo governo fu la rivisitazione del periodo staliniano, del leader fino a quel momento idolatrato anche dai comunisti occidentali.