Gli effetti della repressione stalinista erano sotto gli occhi di tutti i dirigenti sovietici e della popolazione che ne aveva subito gli effetti: ciononostante il culto della personalità di cui era stato oggetto gli sopravvisse, e la sua figura era ancora glorificata. Nel corso del XX Congresso del PCUS (14-25 febbraio 1956), Chruščëv tolse definitivamente a Stalin quell’alone mistico sotto cui aveva condotto una politica di personalismo e terrore, denunciandone i crimini in un celebre rapporto segreto, che affiancò quello pubblico. In quest’ultimo si definì lo status paritario dei paesi del blocco orientale, fu riabilitata la Iugoslavia di Tito e legittimata la scelta democratica dei partiti comunisti occidentali come il PCI ed il PCF. Il rapporto segreto, pur non mettendo in discussione le scelte fondamentali di Stalin, diede inizio a quel processo di “destalinizzazione” della società sovietica: in tutta l’URSS si ribattezzarono le città che portavano il suo nome e di molte se ne rivisitò la toponomastica mentre si riabilitavano le vittime delle epurazioni. A Mosca, intanto, il corpo di Stalin veniva tolto per sempre dal mausoleo di Lenin ed il suo nome cancellato dall’edificio. L’ultimo, simbolico legame fra Stalin ed il popolo che aveva governato con pugno di ferro si dissolse così definitivamente. Il fantasma dell’ex leader lasciò il posto al nuovo corso di Chruščëv in una situazione radicalmente mutata rispetto ai primi anni del secondo dopoguerra.