Nonostante le critiche mosse a Krusciov a proposito, le riforme economiche da lui attuate non vennero ridimensionate. La crisi agricola ed industriale che segnava il Paese portò invece a vararne delle altre, sulla base delle proposte degli economisti Liberman e Trapeznikov, che orientavano il Piano economico verso i consumi individuali e dotavano di maggiore autonomia i dirigenti d'azienda.
Nel piano quinquennale del 1966-1970 aumentò così la produzione delle attrezzature agricole mentre il piano del 1971-1975 privilegiò la produzione di beni di consumo. Malgrado tali provvedimenti, la crisi economica non accennò a diminuire, costringendo l'Unione Sovietica a ricorrere all'importazione di tecnologia occidentale e a stringere, attraverso il COMECON, legami economici con la CEE.
L'economia pianificata sovietica iniziava a mostrare le proprie gravi mancanze soprattutto nelle nuove tecnologie. Ancorata ancora all'industria pesante ed alla produzione bellica, verso cui nel '74 orientò nuovamente il piano economico, trovava in una politica estera aggressiva e di espansione l'unico modo per competere con le potenze capitaliste.