Capitolo 7. Gorbačëv ed il crollo dell'URSS

11 marzo 1985 - 25 dicembre 1991

Sommario

7.1. L'immobilismo
7.2. Gorbačëv: perestrojka e glasnost
7.3. L'opposizione cresce
7.4. I rapporti con l'estero
7.5. La ristrutturazione interna
7.6. Le forze in gioco
7.7. Il punto di rottura
7.8. L'abbattimento del Muro di Berlino
7.9. Il crollo dell'Unione Sovietica
7.10. La fine di un'epoca

7.1. L'immobilismo

J. V. Andropov succedette a Breznev alla sua morte, avvenuta nel 1982. Cautamente riformista, fu artefice di una politica di "svecchiamento" dell'organico del Partito, lasciando due anni più tardi la carica a K. U. Cerenko, succedutogli alla sua morte.

Cerenko, di rigida scuola brezneviana, perseverò negli errori di Brežnev, palesando un immobilismo cronico ed una corruzione radicata negli apparati statali.

In questo clima, nelle file del PCUS si stava facendo strada Michail Gorbačëv. Entrato quarantenne nel Comitato Centrale, nel 1978 era egiunto alla segreteria del Partito come responsabile dell'agricoltura, scalando la gerarchia del PCUS fino a diventare membro dell'Ufficio politico, da dove avrebbe guadagnato sempre più prestigio.