La nuova Unione Sovietica iniziava ad essere vista con meno avversione dalle potenze occidentali, che vedevano l'URSS ritirare poco alla volta i tentacoli che stringevano l'Est europeo e si insinuavano nei punti caldi del mondo. A partire dal 1986 la presenza sovietica in Afghānistān sarebbe stata progressivamente ridimensionata, fino a cessare con il ritiro ordinato nel 1989. Nello stesso momento furono smobilitate le truppe nel Corno d'Africa e Ungheria, Cecoslovacchia e Germania dell'Est videro andare via l'esercito che dalla fine della Seconda Guerra Mondiale rappresentava il simbolo della loro subordinazione a Mosca.
Questa nuova linea politica gli consentì di approfondire i legami con la CEE, con la quale Shevardnadze sottoscrisse il 18 dicembre '89 un accordo di cooperazione economica e commerciale, portando inoltre allo storico incontro con Giovanni Paolo II (dicembre 1989) che condusse nel settembre del 1990 alla concessione della libertà di culto in Unione Sovietica.
Il mese successivo, all'apice del proprio prestigio internazionale, Gorbačëv ricevette il premio Nobel per la Pace. In questo senso, gli accordi con la Cina e gli storici incontri con il presidente americano Reagan ed il suo successore Bush sul disarmo, nel quale si distinse l'allora ministro degli Esteri Shevardnadze, prospettavano un clima più distensivo fra Stati Uniti ed URSS, suggellati dalla riduzione degli arsenali nucleari e chimici.