La spinta popolare aveva scatenato, all'interno del monolitico sistema sovietico, un'incontrollabile reazione a catena. Il crollo del muro di Berlino divenne il simbolo della sconfitta sovietica, e rappresentò l'inizio di un nuovo futuro europeo.
Nella guerra decennale fra Stati Uniti ed URSS, due mondi e due sistemi contrapposti, non vi fu una potenza che schiacciò l'altra e ne provocò la sconfitta: sebbene la democrazia liberale si dimostrò vincente in ambito economico e sul piano dell'efficienza, non fu il suo intervento a causare il fallimento del sistema antagonista.
La classe operaia su cui la Rivoluzione avrebbe dovuto basare il proprio governo ed avere i propri consensi era stata ripetutamente tradita. Esempio eclatante fu la nascita nel 1980 di Solidarnošč, il sindacato indipendente polacco guidato da Lech Walesa, operaio nei cantieri navali di Danzica, preceduto nel 1976 dalla nascita del KOR, il "comitato di difesa degli operai", indipendente in patria dal PCUS.
Lo stato di polizia instaurato in Unione Sovietica aveva compromesso e annientato per decenni il dissenso popolare e intellettuale, fomentando un odio profondo nei suoi cittadini, costretti ad una vita di miseria da un sistema economico che garantiva appena la sopravvivenza.
Quello che negli anni Cinquanta - Sessanta poteva apparire come un sistema vincente, il governo del futuro, che affidava le proprie basi teoriche sull'analisi di economia e società, fu sconfitto proprio dalle stesse forze su cui si voleva costruire, incapace di adattarsi ad un mondo che mutava rapidamente e ad una economia che aveva superato di molto la vecchia industria pesante, basata sul petrolio, carbone e acciaio.
Con le seguenti parole François Furet, autore del saggio Il passato di un'illusione. L'idea comunista nel XX secolo, esprime la fine del regime sovietico: “Il comunismo non ha mai concepito altro tribunale che la storia, e si ritrova adesso condannato dalla storia a una completa scomparsa.”