Sintomo della nuova politica economica occidentale, nei settori controllati da inglesi, americani e francesi si pensò di introdurre una riforma monetaria che stabilizzasse la martoriata economia tedesca. L'accordo delle potenze occidentali sulla riforma ed il tentativo di introdurla a Berlino Ovest scatenarono la reazione sovietica, che vedeva nella circolazione monetaria, eventualmente allargata a Berlino Est, la successiva perdita dell'intera città. Non riuscendo a impedire l'emorragia di popolazione che Berlino Est subiva in continuazione verso la parte sotto controllo occidentale, i sovietici iniziarono ad isolare Berlino, giustificando inizialmente le proprie mosse con fantomatiche opere di riparazione. Nell'arco di dieci giorni, a cavallo fra marzo e aprile del 1948, i sovietici interruppero periodicamente il traffico ferroviario. Il 23 giugno il governo della Germania dell'Est, che subiva sempre più l'influenza di socialisti e comunisti, coalizzatisi in un unico partito dipendente da Mosca recepì l'annuncio occidentale che i "nuovi marchi" sarebbero circolati anche a Berlino come una minaccia.
I sovietici iniziarono così l'assedio. Bloccarono definitivamente le vie di transito verso Berlino, che cadeva nella propria zona di influenza, e le tolsero l'energia elettrica alla città, iniziando ad affamare Berlino Ovest per obbligarne i cittadini ad andare nella propria zona, nella quale concedevano ai "convertiti" combustibile e generi alimentari. Lo stesso 23 giugno il consiglio comunale di Berlino approvò la circolazione della moneta occidentale nella città. Il giorno dopo i sovietici si ritirarono dalla commissione di controllo congiunta.