11.2. La conferenza di Yalta: la spartizione del mondo

4-11 febbraio 1945

11.2.1. Lo scenario

All’avvio della Conferenza di Yalta (4 - 11 febbraio 1945) la campagna militare contro i nazisti proseguiva con successo: il 6 giugno del 1944 le forze anglo-americane erano sbarcate in Normandia, liberando nel giro di sei settimane il territorio francese: forte della vittoriosa conclusione della battaglia delle Ardenne, il generale Dwight Eisenhower a capo delle armate alleate cercava ora di avanzare in direzione di Bonn spostandosi più a nord, incontrando un’accanita resistenza delle file tedesche mentre il maresciallo inglese Bernard L. Montgomery pianificava un attacco verso Düsseldorf.

Intanto le forze sovietiche guadagnavano terreno: fino al 1° febbraio del 1945, le truppe russe erano avanzate di circa 500 km raggiungendo il fiume Oder nel settore di Küstrin ed occupando la regione industriale della Slesia, interrompendo le comunicazioni fra la Prussia orientale e le regioni centrali della Germania.

La conferenza di Yalta inaugurò così la sua prima seduta con i rapporti del capo di stato maggiore americano George Marshall e del generale sovietico A.J. Antonov che aggiornarono i tre leader di Inghilterra, Stati Uniti ed Unione Sovietica della situazione sui campi di battaglia.

11.2.2. Perché Yalta

La conferenza di Yalta fu il punto d’arrivo di un lungo percorso di colloqui fra le potenze mondiali anti-naziste. Gli incontri di Dumbarton Oaks (22 agosto-28 settembre 1944) avevano già delineato, a grandi linee, la formazione delle Nazioni Unite mentre a Londra (novembre 1944) era stata pianificata dalla Commissione Consultiva Europea (European Advisory Commission) la spartizione della Germania alla fine del conflitto.

Il presidente americano Roosevelt per la verità intendeva incontrare gli altri due leader già nel settembre del ’44, in Scozia, ma Stalin respinse la proposta sostendo di non potervi partecipare a causa del suo impegno nell’organizzazione delle operazioni militari ed adducendo motivi di salute legati al clima. In ulteriori occasioni fu richiesta a Stalin la partecipazione ottenendo sempre medesima risposta. L’incontro fu allora organizzato dal dittatore russo in Crimea (Yalta era stata liberata dieci mesi prima, i segni degli scontri erano ancora ben visibili), in un clima ed in una situazione sicuramente più favorevole dell’anno precedente. Nel ’44, gli Americani avrebbero fatto pesare sul tavolo delle trattative il recente successo in Normandia mentre nel ’45 le enormi risorse impiegate da Stalin per l’offensiva ad Est gli assegnavano un rinnovato peso politico tra i tre grandi.

Accanto alla precaria salute ed alle operazioni militari, Stalin ebbe un altro buon motivo per ospitare sul proprio territorio la conferenza, anche se si guardò bene dal comunicarlo agli alleati: egli si avvalse, infatti, della possibilità di intercettare i dialoghi fra i suoi interlocutori e di controllare le comunicazioni degli americani con Washington: questo lo debbe al fatto che la nave appoggio americana (in contatto diretto con la capitale) non potè approdare a Yalta per l’elevato rischio di mine, costringendo gli americani ad utilizzare una comune -e poco sicura- telescrivente per le comunicazioni verso la nave.

Non ho traccia della parte seguente della trattazione del capitolo, che risulta così tronco.