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Zangarini Emanuele |
4A Informatica |
Concorso di scrittura creativa
Il cancello di Kidal
L’attacco era stato cruento.
Dall’accampamento si levavano ancora i fumi della battaglia imperversata la notte prima in quell’angolo remoto e desolato che era Kalen: secondo ed unico pianeta abitabile del proprio sistema, viveva attorno alla stella nana da cui traeva il nome.
Il fuoristrada si fermò bruscamente davanti all’unica tenda ancora in piedi di tutto il campo sollevando un polverone spazzato via dal vento.
Jod Alter affondò i suoi stivali nel particolare terreno di cui era ricoperto Kalen e un’altra sferzata di vento e sabbia gli ricordò la natura desertica del rifugio che, appena il giorno prima, tutti ritenevano inviolabile.
Il capo provvisorio della guardia lo raggiunse e lo condusse nella tenda. Alter si lasciò cadere sull’unico cuscino a terra.
«Cos’è successo?»
«Assaltatori federali. Uno stormo di trenta caccia. Nessun sopravvissuto tranne me e cinque meccanici impiegati, al momento dell’attacco, a risistemare i collettori idrici.»
«Dov’eri tu?»
«Non ricevevamo più comunicazioni dall’avamposto cinque: sono andato a controllare. Le guardie erano morte tutte, le comunicazioni compromesse. Ho pensato subito ad un commando nemico. Al mio ritorno, venti minuti terrestri standard dopo, il paesaggio era nelle condizioni in cui lo vedi, i meccanici intenti a rimuovere i cadaveri e cercare i vivi.» concluse Oki Pattan.
Jod Alter si alzò «Non siamo più al sicuro, qui. Raduniamo i superstiti al campo base. Ti verremo a prendere quando i volontari avranno finito di preparare il veicolo di ritorno. Domani lasceremo Kalen.»
Alter uscì dalla tenda riparandosi con il braccio la faccia dal vento.
L’alba kaleniana illuminava già le operazioni di rientro ed il meccanizzato che avrebbe riportato i superstiti e le poche apparecchiature ancora servibili al campo base, dove identiche operazioni erano in corso, in scala più grande, per lasciare quello che era stato il loro rifugio per quasi due anni, scoperto a causa di un traditore nelle file dei separatisti, nel suo esercito.
Cinque soldati entrarono nella tenda e ne uscirono poco dopo trascinando Oki Pattan che si dimenava invano, il terrore negli occhi rivolti ad Alter, in piedi davanti a lui.
«Portatelo via! » ordinò ai suoi uomini mentre Pattan mormorava parole senza senso e si dimenava ancora, cosciente di esser stato scoperto e della fine che lo attendeva.
Aveva dimenticato la causa: la Federazione aveva sperimentato sulla popolazione dei sistemi esterni prima i robot di colonizzazione, poi le creazioni dell’ingegneria genetica al fine di popolare le colonie più velocemente, mentre i coloni dei pianeti minori venivano continuamente esposti ai rischi, molte volte concretizzatisi in catastrofi, della modificazione ambientale, del terraforming.
I risultati di questa politica indiscriminata furono le vittime, contate a migliaia, nella popolazione civile, caduti per servire i burocrati della Terra nella loro folle corsa alla conquista dell’universo.
Alter guidò il fuoristrada fuori dal campo in macerie lasciandosi dietro una nuvola di polvere: il convoglio dei superstiti l’avrebbe seguito di lì a poco.
L’ufficio del comandante della flotta era immerso nel silenzio: una comunicazione ufficiale dell’intelligence apparve sullo schermo olografico annunciandosi con il classico brusio di una chiamata in arrivo.
«Abbiamo perso Rainbow.» comunicò il comandante Jabb della Flotta Federale al suo interlocutore, dall’altra parte della scrivania.
Questi uscì dalla zona d’ombra in cui era immerso fino a poco prima, il volto parzialmente illuminato dall’oloproiettore «Come spia non era poi un granché…e poi non aveva più alcuna utilità.»
«Cosa faranno ora?»
«Tenteranno di vendicarsi. Un attacco ad una nave federale sarebbe perfetto.»
«Hai già pensato che tipo di bersaglio hanno in mente?» domandò il comandante.
«Certamente» sul proiettore olografico apparve una mappa stellare centrata sul sistema di Kalen «L’Albaron sarà il loro bersaglio. Una nave federale poco protetta che non possiamo neanche avvicinare, visto che è stata lanciata ottant’anni fa e l’equipaggio, in animazione sospesa, non deve essere svegliato prima di giungere al sistema d’arrivo: questa è la legge e loro lo sanno» concluse il supervisore alle politiche federali Hernon.
«Un ostaggio perfetto» disse il comandante.
«Un’esca ancora migliore!» gli rispose l’altro sogghignando.
Era il terzo giorno di navigazione da quando le tre navi dei separatisti avevano lasciato Kalen in direzione dell’Albaron a circa quattro anni luce di distanza dal sistema. Ora l’imponente sagoma dell’Albaron Colonizer si stagliava dinnanzi alla piccola flotta separatista.
I caccia di esplorazione portarono le ultime notizie dalla nave coloniale.
«Nessuna unità nemica in vista, signore» disse energico il capo stormo. Ora avevano tutto il tempo di abbordare la nave e di assicurarsi un po’ di attenzione da parte dei federali.
Jod Alter impartì gli ordini di attacco dalla plancia. I caccia uscirono dai portelli in formazione, diretti verso l’obiettivo mentre la lancia d’attracco, a cui era stato assegnato il compito di affiancare l’Albaron per l’abbordaggio, venne lanciata alla massima velocità.
Dal nulla apparvero otto navi federali. Alla vista di quello spiegamento, i caccia ruppero la formazione appena formata disperdendosi rapidamente mentre il comando separatista rimaneva allibito.
Solo Jod Alter manteneva la propria compostezza davanti agli eventi.
«Che facciamo signore?» urlò uno.
«Tutti ai vostri posti, mantenete il controllo. Fate tornare i caccia in posizione difensiva.» I caccia tornarono ad avvolgere la flotta separatista.
Le navi federali rimasero ferme nella stessa posizione in cui si trovavano uscite dal campo mimetico, dopo un primo colpo di motori: solo una si staccò dal gruppo, come se non avesse recepito gli ordini che, a quanto pareva, le altre comprendevano.
«Che diavolo stai facendo, Jabb? Dobbiamo attaccare ora!» urlò al comunicatore della nave, fuori dal gruppo federale, il coordinatore Hernon.
«Da lei non accetto più ordini, capo Hernon. La nostra gente ha finito di servirvi» aggiunse il comandante della flotta Jabb.
Il vascello del supervisore virò immediatamente verso destra scendendo rapidamente di quota con il proposito di uscire al più presto dal campo di azione di quei colossi di cui, ora, non conosceva nemmeno più le intenzioni. La flotta guidò sul bersaglio mobile un potente impulso elettromagnetico che raggiunse i motori del vascello in fuga, distruggendone i sistemi elettronici e lasciandogli solo il moto inerziale.
Nella sala di comando dell’ammiraglia separatista all’euforia per la vittoria si affiancava un certo sgomento per quello che era accaduto in quei pochi attimi, bastati a ribaltare totalmente la situazione.
«Ottimo lavoro, Jabb!» comunicò alla flotta il capitano Alter sul proprio canale riservato.
«Come vedi, io non ti ho tradito. Non ho potuto avvisarti prima delle informazioni che Pattan passava alla Federazione. La mia copertura mi sarebbe servita fino ad oggi, e quindi mi sono dovuto affidare ai soliti canali sicuri, ma alquanto lenti»
«Il messaggio è comunque arrivato in tempo. Come è andata al cancello iperspaziale per Taouden?»
«Due ore S fa abbiamo acquisito il controllo dell’impianto di Kidal. Le comunicazioni che giungono a Taouden, e quindi alla Federazione, sono tutte nostre invenzioni che parlano di una vittoria federale sui separatisti e della cattura dei loro capi. Col cancello di Kidal, occupato già precedentemente da nostri fedeli, abbiamo assunto anche il controllo dell’unica stazione di comunicazione federale in tutto il sottosettore. Nella capitale del sistema di Taouden, Tadenni, i volontari sono già pronti alla battaglia, che inizierà appena avremo preso lo spazioporto orbitale e reso sicuro lo spazio.»
«Non facciamoli aspettare, allora. Ordine di rientro per tutti i caccia e le unità di supporto, prepararsi per il salto per il cancello di Kidal.»
Il guardiamarina Hideki si avvicinò a Jod Alter «Che ne facciamo dell’Albaron?»
Alter, dopo essersi voltato verso di lui, disse «Lasciamolo lì dov’è: credo che ora disponiamo di un ostaggio più importante» mentre la lancia d’attracco conduceva la nave del supervisore federale Hernon nella stiva dell’ammiraglia separatista.
Le ultime difese erano crollate su Tadenni.
L’ex spazioporto federale brulicava ora di ufficiali convertiti alla causa e soldati dell’esercito di liberazione.
L’imponente flotta del settore che faceva capo al sistema binario di Taouden, dispiegata per contrastare militarmente il separatismo dilagante nei settori esterni, rappresentava ora un’arma puntata contro gli stessi che l’avevano costruita, contro la Federazione, imbracciata ora dai separatisti che doveva annientare.
Non era questo che irritava i burocrati ed i generali della Terra, ma piuttosto il fatto di essersi fatti giocare da un manipolo di rivoluzionari, di non essersi resi conto che, mentre giocavano alla guerra, il loro esercito veniva corrotto dagli stessi ideali che doveva combattere.
E quella sera, quando sulla Terra arrivarono le vere notizie da Taouden, nel granitico palazzo del Consiglio Federale sui volti tirati dei potenti della galassia si poteva leggere un inquietante avvilimento.